Chef Rubio:la mia fidanzata è la cucina

NOVE_IL RICCO E IL POVERO_Costantino della Gherardesca_Chef Rubio (1)

Facciamo che mentre vi racconto una cosa, ve ne confesso un’altra.

L’ho fatto, mentre tornavo a casa ci ho riflettuto e l’ho fatto. Sono arrivato affamato stasera, quindi, ho preso il PC e ho aperto un sito di ricette, poi, essendo poco pratico ho addirittura puntato su delle video ricette; l’esperimento vero è stato togliere l’audio dai filmati.

Il risultato? Un disastro, per me, ovvio.Le parole sono importanti e io ne ho cercato il valore utilizzando una video ricetta che potesse essere per tutti, una che possa essere un valido aiuto anche per chi non può ascoltarla. Non ci avevo mai pensato prima…

Forse è tutta qui l’essenza di un uomo che si propone di prendere posizioni granitiche con la vita, e parlo di un ragazzo di 33 anni, uno che, come dice lui stesso “34 non te li porti da casa”; insomma prendi uno chef mediaticamente al top, prendi una grande umanità e poi avvicinali all’ISSR (Istituto Statale Sordi), il risultato sono delle video ricette in LIS (Lingua dei Segni Italiana), attraverso le quali anche i non udenti possono imparare a cucinare seguendo i consigli “detti” in accompagnano alle immagini, piatti classici della tradizione gastronomica romana come una Cacio e Pepe, per esempio.

credit@YaminaLaidani
credit@YaminaLaidani

Di chi parliamo? Di Gabriele Rubini, eh sì, proprio lui, quello che Lo chiamavano e continueranno a chiamare Chef Rubio. Il noto volto DMAX è oggi l’anti eroe delle cucine patinate d’Italia, l’uomo che già dalla prima stagione di Unti e Bisunti (format DMAX ndr) lotta contro gli sprechi alimentari e si schiera a difesa delle cose semplici.

Non ci stupisce ritrovarselo poi come chef ufficiale nelle Paraolimpiadi di RIO 2016, a lavorare nella favelas più grande del mondo “sperando di avere, a telecamere spente, del tempo da passare con i ragazzi che cercheranno di portare a casa qualche medaglia”.

Arriva negli studi di Radio Godot, mangiamo insieme albicocche portate da lui e ci concediamo una mezz’ora di chiacchiera ai microfoni della trasmissione special dei 2 Qualunque.

Ciao Gabriele, 33 anni compiuti due giorni fa e con l’occasione, l’anteprima di quello che in molti sperano sia una nuova serie cult: “IL RICCO E IL POVERO”, ce la racconti?

Ora… fatemeli godere questi 33, non cominciate a dire che sono già 34!

Comunque è stata una bella esperienza questa de IL RICCO E Il POVERO (puntata prima della nuova serie DMAX), un breve e intenso viaggio dove per la prima volta ho lavorato con un cooconduttore dal calibro elevatissimo come Costantino, un uomo di grande esperienza e professionalità. Abbiamo fatto vedere, in questo caso a Marrakech, come si può tranquillamente vivere bene un posto viaggiando in due maniere differenti, laddove è certamente piacevole godersi un 5 stelle non è detto che non sia altrettanto piacevole sistemarsi con due soldi. Insomma, quello che abbiamo cercato di raccontare è come sia possibile stare bene a prescindere dalle abitudini, come il risultato dei due stili di soggiorno, molto spesso, alla fine sia lo stesso. (Nel bene o nel male ndr)

Spero che il messaggio d’incontro, tra le persone e i loro diversi modi di vivere, sia arrivato, così da poter essere noi piacevolmente costretti a girarne degli altri da settembre!

A dicembre avremo anche un film, giusto?

Non posso anticipare molto, lo stiamo girando, ma posso dire che ce la stiamo mettendo tutta affinché sia una chiosa fantastica tanto quanto il sostegno che in questi tre anni abbiamo ricevuto dai nostri spettatori, racchiude tutto ciò che è avvenuto nella mia testa e lo restituisce con un nuovo modo di comunicare.

FILM UNTI

Lo Chiamavano chef Rubio, un filmato geniale…

Sì, davvero molto bravi i ragazzi di Actual (produzione video nata da un’idea di Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia ndr) con i quali è stato bello, ma anche difficile, trovare la quadra di un’idea con alla base un messaggio. Volevamo arrivasse il concetto di lotta agli sprechi alimentari legati non alla fruizione di alcuni piatti, che ovviamente ci sta, ma al mero esibizionismo senza consumo che in periodi come questi, dove i più sfortunati frugano tra gli scarti alimentari, mi sembra davvero un peccato.

Possiamo dire tu sia stato la rottura degli schemi di un mondo, quello del food, che cominciava ad essere troppo patinato, sofisticato, quasi il cibo stesse diventando un qualcosa di nicchia, ecco, come ti ha accolto tre anni fa il mondo patinato del food?

Guarda, partendo dal presupposto che non mi è mai interessato quello che chiunque possa pensare di ciò che faccio, io sono sempre stato me stesso e ho sempre sentito dalla mia la forza di migliaia di persone a coprirmi le spalle, detto questo, comunque nessuno mi ha mai riferito niente direttamente e quando ho incontrato dei colleghi ho anzi ricevuto complimenti sul fatto che stia facendo un buon lavoro.

La verità è che facciamo due cose diverse, comunichiamo in maniera diversa, io non vedo nessun conflitto e se c’è, spero sia di qualcuno in grado di risolverselo.

In tre anni tanto successo, quanto c’è ancora oggi del ragazzo cresciuto a Frascati e quanto invece di quel ragazzo non c’è più e ti manca?

Vedendomi dall’esterno, diciamo che il mio poter rimanere in disparte o in silenzio quando ne ho voglia, piuttosto che tenere banco quando c’è da fare baldoria con i miei amici, non ti nego che un po’ mi manca, ma sto prendendo delle contromisure per riequilibrare tutto e nonostante io sia bombardato da tutte le direzioni, sopra, sotto, davanti e… no, dietro meglio di no… – risate- cerco di trovare del tempo per me. Sono convinto che se ti contorni delle persone giuste e vai avanti per la tua strada, alla fine il tuo microcosmo te lo crei e te lo curi.

A proposito, come passa il tempo libero Chef Rubio?

Quello che riesco a ricavare, spesso nei termini di mezz’ore, adesso lo investo in una nuova passione che mi sta affascinando molto: la fotografia, prima mi allenavo di più, adesso mi perdo in camere oscure, pellicole e scatti in digitale. Tra l’altro dal primo gennaio sto scattando delle Polaroid a tutte le persone che incontro fino al 31 dicembre, credo ne farò una grande esposizione su un muro da dove ognuno potrà riprendersi la sua.

Hai mai pensato di aprire un ristorante?

Fino ad ora sinceramente no, ma non escludo e ultimamente ci penso, che se fra dieci o chissà quanti anni perderò un po’ di spinta e il fuoco della ricerca, è possibile che ridarò vita a una trattoria sfortunata, magari con due stanze sopra, per farla mia.

Non so se, per curiosità, lo fai mai…

Sì, due volte al giorno, la mattina e la sera…

-risate-

Dico, non so se hai mai provato a digitare su Google il tuo nome di battesimo, sai qual è la prima parola che ti si associa? Fidanzata; c’è sta fidanzata?

No, non c’è. Una relazione non fa per me adesso, un legame richiede una dedizione che io oggi non posso avere per nessuno. La mia fidanzata è la cucina e a lei mi dedico con tutto il tempo che ho e che le è necessario, non ho tempo per nessun’altra. Non siamo nel ‘600 e non sono tipo da donna schermo della serie <<lei è Giulia, sì ma io penso a Clara, o a Mario..>> -risate-

C’è invece una persona, legata magari a un ricordo, che oggi ti senti di ringraziare particolarmente?

In realtà dovrei ringraziare un sacco di persone, ma in particolare penso a una signora di Piacenza, che purtroppo non c’è più e della quale non darò mai nessun’altra informazione, che anni fa mi convinse a frequentare le serali di alberghiero segnando una direzione precisa nel mio percorso.

Credit Tamara Casula Hi Res

Torna sempre il concetto di cammino e rinascita, di passione e disciplina, di umanità e forza; poca mezz’ora con Gabriele, c’è tanta sostanza e tante risate.

Aspettiamo il muro delle Polaroid per poter riprendere le nostre, nel mentre speriamo di continuare a vedere Chef Rubio al fianco di Costantino della Gherardesca raccontarci su DMAX altri posti da visitare, ci voglio assolutamente nuove puntate de Il ricco e il povero; puntate che poi, magari, ci facciamo raccontare ai nostri microfoni con più fresco, “ma nemmeno tanto, tipo autunno” sempre da Gabriele.

Un percorso, tanti messaggi, due spalle grandi e una sola persona: Lo chiamavano Chef Rubio.

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