Dante e Virgilio sui cubi

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LA DIVINA

Commedia di Alessandro Fullin

Una commedia inedita è sempre una grande scommessa.Per un regista, immaginare, costruire e scrivere uno spettacolo sulla base di un messaggio personale, significa mettere in discussione il proprio punto di vista per poi regalarlo a centinaia di persone, coltivando dietro un sipario che si apre l’emozione di vedere che succede.
Insomma, realizzare e interpretare il proprio spettacolo, può trovare significati importanti nel dare un po’ di sé stessi agli altri. Farlo con ironia, sorridendo e ridendo, ma soprattutto facendo ridere e sorridere, è un’arte.

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LA DIVINA di Alessandro Fullin, in questi giorni in programmazione al teatro sala Umberto di Roma, non è propriamente uno spettacolo comico, non è cabaret d’avanguardia, ma è una vera e propria opera editoriale messa sul palcoscenico per far ridere e pensare.
Grazie alla Compagnia Nuove Forme di Torino, Fullin riesce a dar vita a un’intuizione geniale, reinterpretare il poema del sommo poeta: “La Divina Commedia” di Dante.
Il colpo di genio è datato 2009, quando Papa Ratzinger decide di “abolire” il Purgatorio dall’idea cristiano-cattolica di aldilà, da qui la domanda è venuta spontanea e diretta: e adesso, dove mettiamo (per esempio) gli accidiosi? Quanto ci si dovrà “scottare” per guadagnare il Paradiso da peccatori, basterà un mezzoretta al posto dei previsti cinquecento anni?
E poi ancora… ma Dante, amerà ancora Beatrice?
Dante (l’esplosivo Alessandro Fullin) ne LA DIVINA è gay, così come il suo compagno d’avventura Virgilio (un’immenso Simone Faraon) e sarà sempre quest’ultimo, tra personaggi conosciuti e rime inedite, a ricondurlo nell’Ade per dar vita ad avventure imprevedibili. Paolo e Francesca, Beatrice (una meravigliosa Tiziana Catalano), Annibale e altri ancora, saranno gli espedienti di un’analisi critica a una contemporaneità rimescolata.
Un’opera immor(t)ale.

Spunti geniali su argomenti di un’attualità predominante, messaggi diretti e volutamente eccessivi a sfidare quanto spesso non si vuole vedere, questa è LA DIVINA di Alessandro Fullin che ho visto io, uno spettacolo per tutti, con significati più profondi delle risa che conquista e oggi, purtroppo, su alcuni temi si fatica ancora a ridere e comprendere.

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Il Teatro Sala Umberto di Roma, fino al 22 gennaio, ospita uno spettacolo divertente, leggero, tanto provocatorio quanto provocatori si considerano i contenuti, sicuramente intelligente e con infinite potenzialità di crescita; chissà che Fullin non stia già pensando a un seguito.

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