Due nuove tasse per il bene degli inglesi

Due nuove tasse per il bene degli inglesi

Arriva da uno studio inglese, condotto a dicembre 2015, e più precisamente dall’università di Oxford, la nuova idea per ridurre le emissioni di Co2 nell’aria. L’idea è tra le più antiche e forse anche tra le più efficaci per far cambiare le abitudini nella popolazione. Tassare i consumi. In questo caso particolari consumi. L’ipotesi è quella di mettere una carbon tax sul cibo, facendo pagare le emissioni causate dalla produzione degli alimenti, per aiutare l’ambiente e migliorare la salute dei cittadini. Gli esperti di Oxford hanno infatti ipotizzato una tassa di circa tre sterline su ogni tonnellata di Co2, da applicare a quei cibi che hanno emissioni superiori rispetto alla media del loro gruppo alimentare.

 

Ma da una delle più celebri università del Regno Unito arriva anche la proposta di introdurre allo stesso tempo una sugar tax, ossia un balzello sulle bevande zuccherate, con un duplice beneficio per i consumatori e i cittadini britannici. Da una parte la carbon tax garantirebbe una riduzione del consumo di carne e dei prodotti ad alto contenuto di carbonio, o che comunque richiedono una maggiore produzione di Co2 per realizzarli, portando ad un maggior consumo di frutta e verdura, per una dieta ricca di fibre. Dall’altra, la sugar tax porterebbe ad una riduzione nel consumo delle bevande zuccherate, responsabili delle malattie cardiovascolari.

 

La simulazione degli introiti delle ipotetiche tasse nelle casse del Governo sono significativi. Con l’ipotesi di una sugar tax del 20% sulle bibite, accanto alla carbon tax, si potrebbero ricavare intorno ai 3,4 miliardi di sterline. Una cifra monstre parte della quale potrebbe essere destinata a sussidi per gli alimenti a basse emissioni e altre forme di sostegno per i cittadini. Anche perché sebbene l’ipotesi sia stata pensata per andare incontro al benessere dei cittadini, diminuendo le emissioni di Co2 e al contempo introdurre stili di vita più salutari, certamente con i nuovi prelievi sarà l’utente finale ad essere penalizzato, trovandosi di fronte ad aumenti del costo degli alimenti in generale.

 

La carbon tax di certo potrebbe essere applicata anche sui produttori, attraverso la misurazione dell’impronta carbonica, una pratica già abbastanza diffusa nel Nord Europa e che lentamente sta coinvolgendo anche i produttori italiani. Si tratta della misurazione delle emissioni di Co2 per ogni singolo prodotto dalla sua concezione alla suo arrivo sugli scaffali. Costi che comunque le aziende farebbero scontare sul consumatore finale con un aumento del prezzo. Sempre lì si torna. Ad ogni modo, con o senza sussidi, grazie alla carbon tax le emissioni del Regno Unito calerebbero tra i 16,5 e 18,9 milioni di tonnellate di Co2 all’anno. I consumi di carne di manzo e agnello scenderebbero, quelli di maiale e pollame aumenterebbero, e ci sarebbe un miglioramento sul fronte delle morti per malattie cardiache e cancro, attribuibile al diverso consumo di grassi e al maggior consumo di fibre. Con i sussidi invece sui prodotti a basse emissioni crescerebbe il consumo di frutta e verdura, che andrebbe a migliorare il dato sui decessi ritardati o scongiurati.

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