Esami: dire no alla scena muta!

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Visto il periodo ho deciso di dedicare questo articolo a tutte quelle povere creature che come me dovranno affrontare degli esami. Prima di iniziare volevo condividere con voi una delle prime soddisfazioni che mi sono levato grazie al blog, ovvero la pubblicazione dell’articolo “I Have a Dream” sul sito www.youbee.it con il quale collaborerò spero spesso e sicuramente volentieri, ma di questo avrò sicuramente l’opportunità di parlarne più avanti con la calma dovuta. Torno in tema introducendo la parola “emozioni“,
che è bellissima, e non solo per la canzone di Lucio Battisti, ma anche perché senza emozioni non riuscirei a pensare alla vita, tanto meno la vita quotidiana.

Che relazione c’è tra le emozioni e gli esami?
Pensateci bene, ci avete pensato? Le emozioni nient’altro sono che dei processi interiori suscitati da qualche evento o stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo (grazie Treccani.it). Quindi che siano positive o che siano negative, essendo gli esami di grande interesse per gli studenti, dovremo sapere riconoscere e/o gestire le nostre emozioni.

Ora immaginate una persona che non sa gestire le proprie emozioni ma che sia pronta all’esame. Fatto? Bene! Ora pensate se qualche incertezza decide di albergare in questa persona, la paura prende il sopravvento e la riuscita dell’esame diventa automaticamente a rischio. Il concentrarsi su qualcosa è un’arte poco conosciuta purtroppo. Si le emozioni negative mettono a rischio l’andamento della nostra vita, so di non aver detto niente di nuovo, ma attenzione a quello che sto per scrivere, anche quelle positive! Come? Pensate a qualcuno innamorato con la testa tra le nuvole, si reca all’esame e quando viene chiamato per il colloquio si accorge di essersi scordato il documento, il risultato è la fine dell’esame.

Quindi come anticipato prima, non importa che siano emozioni positive o negative, se non sapete affrontarle e gestirle vi potrebbero fare cascare per terra.
Il nostro cervello quando è emozionato (felice, impaurito, triste…) tende a concentrarsi sul pensiero e non sulle necessità del momento (ricordarsi gli argomenti dell’esame).
In termini sbagliati si crea una relazione tra domanda ed un’offerta, nella mente, che è talmente disordinata e poco comprensibile che inevitabilmente le capacità diminuiscono fino ad arrivare al tanto temuto BLOCCO, in parole povere alla scena muta.

Un altro carico pesante da digerire è che per dimostrare di aver studiato e di aver capito la materia d’esame ci sia veramente poco tempo, quindi questa clessidra interiore alimenta i pensieri deconcentranti. Ora vorrei riflettere sul perché a volte capita di vedere persone che studiano prendere voti bassi, ed invece conoscenti che studiano molto di meno ottimizzare i risultati prendendo voti alti? La risposta è molto semplice “si gestiscono meglio”, e per meglio intendo dire su tutti i punti di vista.
La domanda spontanea è “ma come fanno queste persone a comportarsi in quel modo senza aver paura? Saranno mica incoscienti?“, con tutta probabilità loro non sono persone senza paure ne fenomeni contemporanei, semplicemente invece di pensare “non devo aver paura” impostano la frase “sono convinto di ciò che so“.

Se ora vi state chiedendo quale sia l’alcolico che fa questo effetto posso dire solo che questa sera ho bevuto un buon bicchiere di Cesanese del Piglio, ma non ho detto tutto ciò perché sono ubriaco. Provo a dimostrarvelo, suonerebbe familiare questo pensiero “non devo mangiare schifezze perché ingrasso” o “non devo mai più fumare” per poi finire a mangiarsi una merendina pochi minuti dopo e magari con una sigaretta.
Ricordate quello che ho scritto prima sulla concentrazione? Se pensate qualcosa tenderete ad osservare quella cosa e più ci si sofferma sull’argomento più si creano fantasie e particolari come se fosse un circolo vizioso irregolare. La negazione è una trappola.
Perché credere di non concentrarvi su qualcosa o evitarla solo mettendo il non è uno degli errori più frequenti, ma è una questione logica, pensate al dialogo interiore -“non voglio essere insicuro!” -“cosa non devo essere?” -“insicuro!” ed ecco che la concentrazione si sofferma sull’ultima parola chiave, non che protagonista e antagonista del nostro dialogo interiore. Quindi impostare una convinzione o un’emozione in base al risultato che si vuole ottenere è una delle prime cose da fare, per essere chiari farò i rispettivi esempi di prima trasformati in “questa mela come spuntino mi da tanta soddisfazione, soprattutto per il suono che si sente quando l’addento” o “respirare bene mi da molti vantaggi soprattutto a…“, ovviamente se una cosa vi piace ed è salutare difficilmente tornerete al precedente atteggiamento, stesso discorso per le sigarette se vedo benefici difficilmente tenderò a rinunciarvi, ed il bello è che ci si può sbizzarrire creando frasi per la mente utili ad un fine di qualsiasi tipo e di nostro gradimento.
Ovviamente dopo anni di condizionamenti da emozioni e concentrazioni mal gestite, il cambiamento non sarà così automatico, ma tentar non nuoce.
Se una persona che ha studiato non è insicura riduce al minimo le possibilità di blocco. 

Un altro passo fondamentale per non rischiare di restare in silenzio è quello di allenare la capacità di associare la materia di studio alla propria vita, ad esempio io spesso e volentieri parlo di un blog (Tra Pizza e Birra) che ho aperto con un mio amico tedesco.
Certo per me è facile visto che studio comunicazione quindi finire su certi argomenti risulta molto semplice ed automatico, ma solitamente fare ciò aumenta la fiducia verso voi stessi e la confidenza con la materia, ma soprattutto, oltre a dare la possibilità di far notare la vostra personalità al professore, parlare di qualcosa che vi è familiare e che vi appassiona fa quasi sempre scaturire una tranquillità tale da non sentirsi più sotto pressione (un po come il primo respiro dopo minuti di apnea).

Questi due consigli potrebbero aiutarvi a evitare scene mute, spero possano essere veramente di aiuto, inoltre ci tengo a sottolineare che a volte “preoccuparsi” è giusto, anzi è sacro santo, perché vivendo sulle nuvole c’è sempre il rischio di cadere.

Un sorriso per tutti, 
L’Onironauta,
Alfredo Matrella.

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