Feat. Esserelà, Tuorl. Divertire col Progressive si può

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Non sono molte le formazioni che mettono la loro vena umoristica in musica, e ancora meno quando si parla di musica progressiva. I Feat. Esserelà, a iniziare dal loro nome, esprimono così la voglia di divertirsi e divertire a colpi di tempi dispari, anche se il modo effettivo che hanno scelto per farlo è solo nei titoli dei loro brani, visto che sono tutti strumentali. Parliamone con uno di loro.

Eccoci qui con Renato Minguzzi dei Feat. Esserelà. Ci stiamo sentendo “Don’t leave your dinosauri at home”. La parola dinosauri è in italiano.
“Ciao ciao. Sì è in italiano: dinosauri, è un titolo bilingue.”

Questo indica veramente la vostra scanzonatezza. Una band Prog molto forte e molto scanzonata.
“Sì dai scanzonati ci piace, Progressive scanzonato si addice bene. Solo Prog non è il caso, quindi aggiungere scanzonato ci può stare.”

E invece a vostro pieno agio come vi definireste allora?
“Come ci definiremmo: un gruppo di ragazzi scanzonati, Rock io direi.”

Non cantate perché i testi non ci sono, però i titoli parlano benissimo per voi. E la copertina chi l’ha disegnata?
“Ma sì esatto, direi che non avendo i testi ci sbizzarriamo sui titoli. Per la copertina è giusto riconoscerlo: il buon Michele Tommasini detto anche Mitch, il mio compagno di banco delle superiori, fa il grafito e ha curato lui tutto il libretto del CD, che tra l’altro è bello corposo per non avere neanche un testo al suo interno. Quindi l’abbiamo sfruttato bene, il ragazzo [ride. ndr].”

Siete voi tre in caricature. Tu sei quello alto col barbone, presentiamo gli altri due.
“Sì sono io esatto [ride. ndr] e suono la chitarra. Uno in disegno un po’ meno basso e un po’ meno grasso [ride. ndr] si chiama Lorenzo Muggia e suona la batteria, invece l’altro è Francesco Ciampolini alle tastiere, e abbiamo una tastiera che funge da basso come i Doors.”

Voi siete solo tre ma avete parecchio tiro. Avete vinto il concorso e aperto ai Wobbler, i ragazzi che ho sentito che sono stati alla serata mi hanno detto “le band italiane erano veramente brave, hanno fatto un gran concerto”. Non hanno detto niente degli headliner, ma hanno parlato bene di voi.
“Devo dire che in effetti la risposta è stata di grande entusiasmo. Infatti ci ha fatto molto piacere, ancora adesso qualcuno ci scrive facendoci i complimenti e vuole il CD.”

Come altra canzone ho scelto “Un duettré qquà” con due q, ma c’è l’imbarazzo della scelta perché ogni pezzo è significativo, è difficile decidere.
“Esatto, il titolo va detto con aria di oca giuliva [ride. ndr]. Questo è un bel complimento: alla fine noi volevamo che ogni pezzo fosse abbastanza diverso, “Tuorl” è la cosa più lontana da un concept album. Difatti sono dei pezzi che sono stati fatti ognuno per sé, e poi li abbiamo messi insieme. Dovevano suonare diversi, va bene così. “Tuorl” è il contrario di un concept, ogni brano non dovrebbe entrarci niente con gli altri.”

Ma “Tuorl” è un tuorl o un album? Perché questo nome?
“Eh, è un’ottima questione [ride. ndr], direi abbastanza filosofica. Diciamo che per definizione album ma di fatto è tuorl. Lo abbiamo chiamato così perché appunto non è un albume ma è un tuorlo [ride. ndr], è l’interno, le interiora più viscerali.”

Più corpose e più intense. Mi avevi detto che ti saresti allenato a mimare un titolo che non si può dire a parole.
“Esatto. È vero mi sono allenato, non so se si sente, sarebbe così: [suono di guancia percosse con bocca aperta, come a voler fare un galoppo di cavallo, ndr].”

Fantastico, abbiamo sentito. Questo è il titolo del pezzo fatto tutto a stanghette, che nei file è chiamato “Clop”. Non si legge, è sonoro.
“Esatto, onomatopeico. Sono delle mani che percuotono le guance di una faccia, e il suono che ne deriva è il titolo del pezzo. Non ci vergogniamo di essere scanzonati, anzi siamo molto orgogliosi. Capisco che possa essere un problema, ma per noi è lo stesso [ride. ndr].”

Voi non avete l’aria seriosa dei progster, tutti che si prendono sul serio. Però fate delle belle cose. Ma come si fa a comprare il vostro album?
“Allora, si può fare o venendo ai nostri concerti, tra un po’ faremo uscire un calendarietto dove ce ne sono vari in Italia, e visto che stiamo parlando di Prog, se vogliamo dare una data per gli amanti del genere suoneremo a Verona al Verona prog festival insieme ancora a un gruppo norvegese, che sono i Seven impale, e poi avremo altre date che daremo sicure. Altrimenti si può comprare su Bandcamp, oppure si può ascoltare su tutte le varie piattaforme di streaming che esistono.”

Complimenti perché siete un gruppo Prog che ogni estate riesce a fare diverse date. Suonate in un modo particolare non ben incasellabile in un genere preciso.
“Ma sì, non sappiamo neanche noi come, però insomma si suona. Ma sì, alla fine con questo modo di suonare riusciamo pure a infilarci in festival dove si suona Metal o Pop.”

Andate subito sul loro Facebook Feat. Esserelà e vedete quando suoneranno d’estate. Ora però ci devi levare la curiosità sul vostro nome.
“Com’è che ci chiamiamo così? Beh è fondamentale per noi. Il nostro leader carismatico e guida spirituale è un manichino che si chiama Esserelà, perché appunto è un essere che si trova là, e là è la nostra cantina dove proviamo. Quindi è stato nominati Esserelà, è il nostro mentore e noi siamo quelli che suonano con Eserelà, quindi da lì featuring Esserelà. Questo per dare molta importanza al manichino e meno a quelli che suonano, che siamo noi [ride. ndr]. E difatti anche ai concerti è quello che non solo rimorchia di più [ride. ndr] ma tutti si fanno le foto con lui. È un po’ brutto però comunque colpisce.”

Fantastico, è la scanzonatezza vostre che ancora una volta viene fuori. Ma quando suonate dal vivo, oltre a “Tuorl” fate anche altre canzoni?
“È vero, è vero, siamo alle prese con il secondo disco. Il primo è stato lunghissimo, il secondo chi lo sa, speriamo un po’ meno, dico proprio nella realizzazione, nella finalizzazione, perché le registrazioni sono state brevi. Stiamo facendo il secondo disco e siamo anche a buon punto, quindi buona parte del materiale del nuovo disco lo stiamo già suonando dal vivo. Ci sono volte in cui facciamo quasi esclusivamente pezzi nuovi.”

Mi avete confessato che ve la state prendendo un po’ comoda, quindi non posso prenotare la seconda intervista per settembre.
“Sarebbe bellissimo, ma siamo un po’ lenti, purtroppo dobbiamo anche fare altro perché il nostro corpo va nutrito [ride. ndr] e dobbiamo lavorare. Anche se dal disegno in copertina io sono un po’ deperito.”

È partito “Un duettré qquà” e quindi ci dobbiamo salutare. Salutiamo anche la vostra etichetta, la Lizard records. Un break a leg per l’estate, un grosso abbraccio.
“È stato un piacere, grazie mille per l’ospitalità. Salutiamo Loris, anche lui un personaggio molto importante per la promozione del nostro disco, insomma continuiamo a collaborare con lui. Ciao ciao.”

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