Gianna Coletti e il suo “Mamma a carico”

Gianna Coletti e il suo Mamma a carico
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Gianna Coletti è un’attrice milanese che, ad un certo punto della sua vita, si è trovata ad occuparsi della mamma Anna.

Esperienza personale che dapprima ha condiviso attraverso il blog Mamma a carico,  poi è stata raccontata in un film diretto da Laura Chiossone intitolato Tra cinque minuti in scena, ed infine, capovolgendo il paradigma libro-film, dal 6 ottobre la sua storia è diventata anche un libro.

Ospite della trasmissione “Il Vaso di Pandora 2.0” Gianna Coletti racconta questa insolita avventura.

«Ho scritto un libro edito da Einaudi “Mamma a carico. Mia figlia ha novant’anni”. Non è un romanzo, piuttosto è la mia storia. Stranamente è nato prima il film “Tra cinque minuti in scena” di Laura Chiossone che è la storia di questa attrice (che poi sarei io) che dopo le prove torna a casa e torno nella mia vera casa con la mia vera madre, dando vita ad un vero e proprio documentario».

 Perché dopo il film hai voluto scrivere anche un libro?

Ho iniziato scrivere questo libro perché volevo raccontare una storia che riguardasse tutte le donne che vivono la mia stessa situazione: quella di avere appunto un genitore non più autonomo da accudire. Non pensate però che sia una storia piena di dolore. Questo libro, nonostante tutto, ha grandi stralci di gioia, di risate. Faceva ridere, nella frustrazione, l’essere in balia di mia madre: rispetto a come stava lei stavo io!

Per anni, poi, non ho accettato la sua malattia, il suo invecchiare, il suo decadimento del corpo e della mente. Mai lottare come ho fatto io per fermare il tempo, pensate che follia!

Questo libro è stato dunque uno sfogo?

Si, diciamo che scrivere aiuta tutti, mettere nero su bianco la propria esperienza è un far uscire tutto quello che si ha dentro ed è anche un modo per non far sbiadire i ricordi. Delle volte, presi dal lavoro, dai figli, dal quotidiano, ci dimentichiamo dei vecchi, ci dimentichiamo di quanto sia importante supportarli, ovviamente con tutte le difficoltà del caso. Pensate che io con mia mamma ho litigato sino all’ultimo giorno!

È, quindi, sempre rimasto classico rapporto conflittuale madre/figlia? non vi ha abbandonate nemmeno nella malattia …

Si, si. Ovviamente nell’ultimo periodo discutevamo per delle piccole cose tipo «Giannina dai dammi un bicchiere di vino» e io che volevo dargliene un solo dito, oppure «Giannina voglio fare i mestieri, dimmi te cosa posso fare». Era una donna molto inquieta dapprima la cecità, poi la difficoltà ne camminare … comunque l’ho supportata in tutti i modi e questo mi fa stare molto in pace. L’aver fatto così tanto per lei  mi ha in un certo senso pacificata con il suo non esserci più. Certo mi manca! Ma non è una mancanza di disperazione. Ecco non sono disperata!

Raccontaci come nasce l’idea di questo docufilm e successivamente del libro

È il caso di dire “i casi della vita”. Quando mia mamma ha avuto il crollo mi sono fermata, non ho fatto più tournee e stando a Milano mi è entrata la possibilità di fare una telepromozione per Mediaset, di quelle girate in modo carino una sorta di piccole sitcom. Nei 3 mesi della durata del lavoro ho conosciuto la regista Laura Chiossone, ovviamente lavoravamo insieme. Lei in quel periodo, e torna la casualità, stava girando un documentario sui vecchi, sui bandanti, sui figli. Raccontandole spesso delle follie di mia madre è venuta a casa mia per fare delle riprese per questo suo lavoro. Dopo qualche giorno mi dice che deve fare un film su di noi perché la mia mamma ed io eravamo troppo divertenti in video.

Ha trovato un produttore indipendente, Marco Malfi della Rosso Film, e così è nato questo piccolo film che ha avuto una buona distribuzione, ha girato parecchio, ha vinto diversi premi ed ora è disponibile in DVD.

In quel periodo tenevo anche un blog. Si chiamava “Mamma a carico. Mia figlia ha novant’anni”.

Un editore della Einaudi è capitato su questo blog dopo aver letto un articolo sul Corriere della Sera e mi ha proposto di farne derivare un libro.  È nato così il libro sulla mia storia.

Sei riuscita a raccontare una situazione che può essere comune a tante donne che si fanno carico della vecchiaia dei proprio genitori.

Credo che al di là di tutto sia importante raccontare anche le cose più devastanti mantenendo un tono di leggerezza. Voglio raccontare le pulsioni di rabbia, di frustrazione che tutte le donne provano vivendo una situazione analoga. Pensieri contrastanti che ci sono quando accudisci un vecchio.

Ora invece quali sono i tuoi progetti di presentazione del libro? Inoltre hai ripreso la tua carriera da attrice?

Si, ho tra le mani due progetti che sono ancora in aria in realtà. Ma visto che la scrittura mi affascina sto contribuendo alla stesura di entrambi anche se uno di questi mi sta particolarmente e cuore.

Per quanto riguarda la presentazione del libro mi piacerebbe portarlo non solo nelle librerie ma anche luoghi altri frequentati principalmente da donne.

Intanto già so che il 21 febbraio presenterò sia il film che il libro alla “Libreria delle donne” di Milano.

di Caterina Caparello e Jessica Zecchinato

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