Glad tree, Ostinatoblu. L’albero è musicale e felice

glad_tree

Ci sono progetti musicali che portano avanti una ricerca di sonorità e melodie fuori dagli schemi, servendosi di strumenti acustici e una ottima creatività in fase compositiva. Non è facile trovare chi fa musica con questi paradigmi particolari, ma quando si trovano non si può lasciarseli sfuggire. Eccoci quindi a colloquio con i Glad tree.

Siamo qui a Rock Polis radio Godot con Marcello e Lanfranco dei Glad tree. Ciao ragazzi.
L: “Ciao.”
M: “Ciao Max, ciao a tutti li ascoltatori.”

Ognuno di voi si presenti e dica cosa suona.
L: “Io sono Lanfranco Costanza e suono il flauto, voce, armonica, e altri oggetti vari [ride, ndr].”
M: “Io sono Marcello Capra, suono le chitarre, non solo l’acustica che ho suonato per molti anni ma ho ripreso anche con l’elettrica, che abbiamo utilizzato pure in “Ostinatoblu”.”

Stai parlando proprio di questa ultima uscita discografica dei Glad tree, uscita per la M. P. records di Vannuccio Zanella che salutiamo. La M. P. sceglie dischi particolari, che si facciano notare, come il vostro.
M: “Ma infatti “emme pi” vuol dire musiche particolari, e noi in quanto a questo aspetto siamo eccentrici [ride, ndr]. Anche solo per il tipo di formazione strumentale che utilizziamo, piuttosto insolita nei settori Prog, ma anche Jazz, Blues.”

Voi sfuggite molto alle definizioni, un po’ per l’uso degli strumenti un po’ perché ogni canzone è diversa dalle altre.
L: “È una buona cosa secondo me, perché se uno ha parecchie esperienze e le porta in una musica, c’è tanta roba dentro. Chiaro che non è più definibile in un genere particolare, però secondo me quello è il futuro, una mescolanza di quelle culture. E poi anche come strumenti: c’è un corno, una tastiera, un flauto, ci sono delle sezioni di fiati, quindi vengono fuori delle sonorità particolari e un certo tipo di ricerca che a me piace molto.”

La parola d’ordine è contaminazione.
L: ” E le contaminazioni non ci sono solo perché uno utilizza degli strumenti esotici, diciamo, ma proprio perché i linguaggi si devono mescolare, perché per trovare delle novità, della roba nuova, la musica non ha frontiere, non ha barriere. Di conseguenza ispirarsi e farsi ispirare da paesi lontani o da culture diverse secondo me è una strada molto interessante.”

Quindi invitiamo i nostri ascoltatori a prendersi “Ostinatoblu” che è uscito a settembre di quest’anno, ma anche a prendersi “Onda luminosa” che è l’album precedente. Vale la pena di scoprire i Glad tree, ragazzi con un’esperienza quarantennale.
M: “Grazie per la parola ragazzi [ride, ndr], dentro sicuramente lo siamo.”

Tu vieni dai Procession, dai primi anni ’70, e anche Mario Bruno viene da lì…
M: “l’ho conosciuto al conservatorio in quel periodo, Io ero coi Procession, abbiamo pensato di inserire un organista, lui aveva già un organo Hammond. Ci siamo ritrovati e quindi abbiamo pensato di nuovo di creare questo progetto particolarissimo. Quindi c’è anche un pochino di musica classica dentro.”

Sveliamo il segreto dell’ultima traccia del vostro album.
M: “Sìssì come no [ride, ndr], questa “Bourée” l’hanno eseguita loro due [Lanfranco e Mario, ndr], a me non mi hanno microfonato.”
L: “Avevamo pensato di fare un omaggio a Bach e uno a Ian Anderson, quindi abbiamo riarrangiato questa “Bourée” per flauto e corno, ci abbiamo messo dentro anche un assolo ed è diventato un pezzo “a cavallo fra”, diciamo così. Una roba simpatica, una piccola cosina messa alla fine.”

Io l’ho trovato più fedele all’originale di quanto abbiano fatto i Jethro tull a quei tempi.
L: “Sì perché noi abbiamo preso la partitura, l’abbiamo messa un po’ a posto e l’abbiamo fatta come l’originale ma per altri strumenti. E poi volevamo quell’inserto che ricordasse un po’ la “Bourée” dei Jethro, che è stato un gruppo che mi è piaciuto tantissimo. È un piccolo omaggio.”

E poi quando uno sente lì dice “oh, i Jethro tull”. No! È Bach. Ma vogliamo dire qualcosa anche sull’esperienza di Lanfranco?
L: “Io sono un po’ selvatico. Sono diplomato in flauto però ho cominciato con il pop, ho fatto parecchie esperienze di altri tipi di musica, di teatro, workshop, Nada yoga, ho fatto cose che mi stimolavano a fare delle mescolanze, ecco. Perché, ripeto, per me c’è la musica bella e la musica brutta.”

Ritorniamo ai Glad tree e a “Ostinatoblu”. Per esplorarne la complessità armonica e la piacevolezza, partiamo dal lato pittorico, dalla copertina.
L: “Io ho preso l’occasione anche in questo disco per ricominciare a dipingere, è una mia vecchia passione. La copertina è un particolare di un quadro che ho fatto io. Devo dire che chi ha fatto la grafica ha preso la parte migliore, ha fatto un bellissimo lavoro.”

Dalla copertina al nome “Ostinatoblu” tutto attaccato, il blu ha un doppio senso.
L: “Certo: blu, Blues, un colore molto importante, che ha dei grossi significati. Anche come atmosfera il blu, noi abbiamo cercato di usarlo anche nelle parole, nei titoli, e crediamo di esserci riusciti.”
M: “Noi speriamo anche di essere riusciti a eseguire alcuni brani con una semplicità che non è più tanto utilizzata, nel senso che non abbiamo puntato sul virtuosismo, ma sulla semplicità. Però sono significativi, e in qualche caso anche un po’ profondi, ci sono alcuni aspetti che poi riascoltandoli si possono cogliere delle sensazioni forti.”

Chi volesse andare oltre il brano che abbiamo fatto sentire può stare in contatto sul vostro Facebook e seguire le vostre mosse, perché ci sono sorprese in programma per sentirvi dal vivo. Ma come possiamo avere “Ostinatoblu”?
M: “Allora, si può ordinare il CD alla M. P. records online oppure alla G. T. music distribution, o chi ha piacere di ordinarlo a noi può contattarci in privato, e noi possiamo inviarglielo. C’è qualche negozio di dischi che ce l’ha, ma ormai sappiamo che le richieste sono più online. Potete anche andare sul mio sito marcellocapra.com e sentire la prima traccia. Noi abbiamo fatto un lavoro di squadra perché abbiamo messo la musica ma il grafico Daniele Massimi ha fatto un bellissimo lavoro visivo su quel brano. Tutto è partito anche da un’idea di Vannuccio Zanella, perché partendo dal nostro nome Glad tree, l’albero felice, Daniele ha saputo creare un contorno visivo al brano per il quale abbiamo ricevuto un sacco di appezzamenti.”

Ma com’è che vi siete richiamati all’albero felice?
M: “Intanto l’albero, per noi è un simbolo importantissimo, perché affonda le sue radici nel terreno e sono radici sempre salde e quindi è ancorato alla terra, ma il fusto e i rami poi si protendono verso il cielo, verso l’infinito, e quindi è un’immagine simbolica importante. Felice perché chiaramente crediamo che la musica debba dare un senso di benessere…”
L: “E delle buone vibrazioni. Usiamo un termine un po’ antico però le good vibrations ci devono sempre essere. E anche i frutti [ride, ndr]. Del resto se tu vedi la copertina del primo disco c’è proprio l’albero a rappresentarlo, con i tre colori primari che si mescolano e danno origine a tutti i colori. Anche quello è molto simbolico.”

Questa è la cover di “Onda luminosa” che hai dipinto sempre tu e quindi siete artisti a 360 gradi.
L: “Ci si infila dappertutto, anche a dipingere le copertine [ride, ndr].”

Siamo in chiusura con i Glad tree. “Ostinatoblu”, un album sorprendente e difficile da definire, seguiteli su Facebook. Radio Godot e i cittadini di Rock Polis vi salutano.
M: “Grazie a te, un caro saluto a tutti voi.”
L: “Ciao, grazie. Ciao.”

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>