Il Dionysus che fa parte di noi

Dionysus

Dal 4 al 13 marzo 2016, in prima nazionale, il Teatro Vascello presenta Dionysus. Il dio nato due volte, tratto da “Le Baccanti” di Euripide per la regia di Daniele Salvo, che porta in scena Daniele Salvo nei panni di Dioniso, Emanuela Kustermann in quelli di Agave, Paolo Bessegato (Cadmo), Paolo Lorimer (Tiresia), Ivan Alovisio (Penteo). Scene di Michele Ciacciofera. Costumi e maschere Daniele Gelsi. Musiche Marco Podda. Ligh designer Valerio Geroldi. Il Vascello di Roma si conferma così uno dei più interessanti stabili dedicati alla sperimentazione della Capitale con proposte innovative e fuori dagli schemi.

DionysusProgettare un testo come quello che andrà in scena nel quartiere di Monte Verde, quartiere popolare romano per eccellenza, in un teatro decentrato rispetto ai tradizionali circuiti della Capitale e che, nonostante questo, presenta una stagione articolata, di qualità, è cosa non da poco. Specie in tempo di economie. Una stagione, insomma, in controtendenza con quelli che potrebbero essere i gusti dei romani. Fatti per intenderci di commedie più brillanti e ancorate al presente, capaci di intrattenere, far divertire e magari relegare l’impegno etico e educativo in secondo piano.

Se, come sottolinea la produzione, «la parola antica è un grido proveniente da un altro tempo, un appello alla riflessione, al risveglio dei sensi, un’esortazione a guardarci dentro in altri modi», è chiaro che un progetto teatrale di questa portata sia una bella scommessa da sostenere economicamente. “Le Baccanti” sono uno dei classici per eccellenza e inscenano l’irrazionale. E richiedono un impegno da parte dello spettatore, spesso o troppo spesso, tendente ad assecondare la passività dello schermo televisivo e a replicare tale modello comportamentale a teatro, decidendo di optare per spettacoli che si lasciano vedere e non devono essere scrutati.

DionysusDetto questo, la scelta è quanto mai giusta. L’antico mette in scena il contemporaneo, perché presenta l’uomo, senza le sue superstrutture, le architetture che ne hanno avviluppato lo spirito nelle diverse epoche. “Le Baccanti” rappresentano una finestra sull’irrazionale già nel mondo antico, un irrazionale che nel vivere odierno sembrerebbe affidato all’eros, alla malattia e alle ore di sonno. In effetti non è così perché oggi più che mai l’irrazionale irrompe quotidianamente nelle nostre vite sotto forma di sfrenato egoismo, di brama del potere, di corruzione, di estetismo eccentrico, di appariscenza, di sensazionalismo, di presenzialismo. Il senso dell’affermazione dell’Io a scapito della socialità divora i nostri giorni.

A scapito sì, ma senza farne a meno, perché se privato di socialità non potrebbe vantarsi della sua affermazione. Il regista dunque, e con lui tutta la compagnia, ha deciso di mettere in scena questo nuovo testo, per «creare uno spettacolo che indaghi nel profondo il mistero di Dioniso, assaporandone l’essenza più pura, abbandonandoci alla vertigine delle Baccanti di Euripide, lasciandoci ipnotizzare dal dio dell’Irrazionale, dal dio del Mistero, dal dio del Teatro». Ossia, per capire dove risiede la radice del mondo contemporaneo, l’irrazionale che pervade le intime fibre della nostra società, bisogna predisporsi a fare una discesa agli inferi e guardare in faccia il male, – la medusa che terrorizza e impietrisce per ricordare un altro grande mito dell’umanità -, e risalirne purificati (forse).

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