Intervista a Alessia Vegro

Alessia Vegro
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“Non ci capisco niente di queste cose ma so che se uno suona è perché deve farlo. Penso che scrivere sia un po’ la stessa cosa. Se devi farlo, ragazzo, fallo, ma fallo bene. Devi sentirlo dentro prima di buttarlo fuori. Questo è jazz. Gioia e dolore gettati fuori assieme.”

Alessia Vegro ci trasporta con impeccabile successo tra le strade di una moderna New Orleans, a tratti cupa e nostalgica, ma sempre piena di vita, intenta a lasciarsi faticosamente alle spalle i danni inflitti dall’uragano Katrina. L’indimenticabile città del jazz, tra le cui strade si muove, incerto ma tenace, il giovane Chase. Con il suo stile profondo e a tratti introspettivo, Elephant – edito da Les Flaneurs – non arriverà dritto al punto fin dalla prima pagina, ma con la giusta dose di pazienza scoprirete perché un giornalista/biografo italiano ha messo piede in un luogo così lontano dalla sua patria. LeRoy “Elephant” è l’uomo che cerca, una vecchia gloria del jazz ormai lontana dai riflettori soprattutto da quando l’uragano gli ha portato via la moglie; un vecchio relitto, si potrebbe definire, che ha chiuso ciò che resta del suo cuore persino alla figlia e al nipote, di cui quest’ultimo pare aver ereditato la passione per la musica. Nonostante le difficoltà, i rifiuti e le conseguenze di ogni scelta che gli si para davanti, Chase si dimostrerà risoluto nella sua ricerca, nell’intento di puntare i riflettori non solo su LeRoy, ma anche su una promettente nuova stella del jazz… e magari su se stesso. Perché non si fa tanta strada, dopotutto, senza arrivare a definire meglio se stessi.

Tra le strade di una nostalgica New Orleans, Elephant sa mettere egregiamente a confronto musica e scrittura, due tipi di arte che trovano nella dedizione e la passione l’elemento comune, donando a ogni loro “esponente” il massimo valore a questo mondo.

Il libro merita 4 stelle su 5.

Come nasce quest’opera letteraria?

Elephant è una storia che mi ha pungolato il cervello a lungo, fino a quando non ho trovato il giusto tempo da dedicargli. Non saprei dire come nascano i miei scritti, in generale. Sicuramente mai a tavolino. Per lo più si tratta di suggestioni, di personaggi che semplicemente mi appaiono in testa e non se ne vanno fino a quando non do loro voce. In questo caso tutto è partito da LeRoy, soprannominato Elephant. Mi trovavo sempre a pensare a questo anziano musicista nero, che non mollava mai il suo sax. “Un guscio vuoto”. E’ questo il primo pensiero che ho avuto quando l’ho incontrato nei miei pensieri. Poco alla volta è diventata una compagnia stabile (e direi che mi è andata bene, visto che sono da sempre un’appassionata di jazz) e poi, giorno dopo giorno, si sono aggregati gli altri personaggi, ognuno con la storia di un pezzo della loro vita da raccontarmi e, per me, da scrivere.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Lottate per quello in cui credete. Che sia un progetto, un sogno, un ideale. Che sia nobile o banale, condivisibile o pressochè impossibile. Tutti noi possiamo raggiungere la meta che ci prefissiamo, per quanto sia difficile. E se anche dovessimo perderci per strada, se dovessimo rovinare tutto con le nostre mani, se fossimo costretti a prendere decisioni che influenzeranno irrimediabilmente la nostra esistenza, ricordiamoci che c’è sempre la possibilità di riscattarci agli occhi, innanzitutto, di noi stessi. Tutto il resto vien da sé, basilare è che restiamo fedeli alla nostra essenza.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

L’editoria al giorno d’oggi credo sia un’opera in divenire. Cartacei, digitali, audio… quello che una volta era “il libro” ora è un essere tentacolare che si manifesta in molti modi diversi, partendo dallo stesso testo. E se già prima ogni lettore poteva dare una propria interpretazione a un romanzo, un racconto, un saggio… ora anche la modalità di fruizione, a mio avviso, aggiunge significati. Pensiamo solo alla differenza tra il leggere e l’ascoltare. Il primo presuppone la massima attenzione, il focalizzarsi su un testo. Il secondo ci lascia liberi di vagare con lo sguardo e seguire in contemporanea tutta un’altra storia, quella della vita che scorre attorno a noi. Dai la possibilità a più persone di immergersi in un mondo letterario, magari mentre vanno al lavoro o corrono su un tapis roulant in palestra ma al tempo stesso, ed è solo un’opinione personale, neghi loro la possibilità di fermarsi a riflettere su certi passaggi, di immaginare la voce dei personaggi, le loro inflessioni, il ritmo del linguaggio. Però rendi più accessibile la cultura e questo è innegabilmente positivo. L’editoria si è arricchita di tante nuove sfaccettature, adatte ad un pubblico più ampio. Il problema purtroppo è spesso dato dal fatto che un lettore si ritrova sommerso da una quantità di opere, pubblicate da case editrici piccole, medie, grandi nonché dagli stessi autori che optano per autoprodursi, e fa fatica a scegliere. Si parla meno di un libro, mi riferisco a un testo nella media, non al capolavoro che conquista il mondo con il passaparola, perchè ce ne sono mille altri. E tra i tanti hai sempre paura di incappare nella storia magari interessante e originale ma non strutturata, con gap narrativi, con refusi e via dicendo perché non c’è stato un buon lavoro di editing e correzione bozze (e dopo qualche delusione, facilmente opti per tornare alla certezza del noto). L’editoria è un gioco di squadra e spero questo concetto prenda sempre più piede.

Leggi il mio libro perché…

… perché permette di viaggiare fino a quella magica, musicale città che è New Orleans e renderci conto che tutto il mondo è America e America è in ogni parte del mondo. Io l’ho scritto con il desiderio di emozionare chiunque entrasse in contatto con questa storia, prima di tutto. Quindi… leggi il mio libro perché c’è un affresco della realtà in cui è facile ritrovarsi e perché, soprattutto, c’è il cuore.

Progetti futuri?

Al momento sono impegnata come sceneggiatrice, sia televisiva che cinematografica. Ho da poco terminato la stesura di un documentario e ora mi sto concentrando sulla sceneggiatura di un lungometraggio, un film per famiglie. Appena consegnato invece mi tufferò nella scrittura di una serie tv, un thriller storico.. Direi che il futuro imminente è bello denso di storie.

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