Jenny Sorrenti’s Saint Just, Prog explosion and other stories. Il ritorno della dama del Prog italiano

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Ci sono artisti che si sono ritrovati giovanissimi nel movimento Pop/Prog degli anni ’70 e che non lo hanno mai dimenticato, anche se si sono dedicati ad altro. È il caso di Jenny Sorrenti, che 40 anni dopo decide di rifondare per la quarta volta il suo gruppo dei Saint Just e ritornare a fare Progressive a tutta forza, modernizzando quel suono e mantenendo viva la tradizione che l’aveva vista nascere.

Eccoci qui con Jenny Sorrenti e il suo chitarrista Giuseppe Spinelli. Grazie per essere venuti qui.
J: “Ciao a tutti. Ciao ciao.”
G: “Ciao.”
J: “Sono contenta di essere qui a presentare questo CD che è uscito i primi di febbraio, fatto da me con la mia band: Giuseppe Spinelli alla chitarra, che sta qui con me, Dario Spinelli al basso, che no è qui ma a Napoli con gli altri, Davide Ferrante alla batteria e Peppe Mazzillo alle tastiere. Questa è la nuova formazione dei Saint Just, la quarta, che io amo. Questo gruppo è stato fondato da me nel ’72, con la prima formazione abbiamo fatto un LP, uno subito dopo con la seconda, poi il gruppo si è sciolto. Ho continuato la mia attività solista e poi l’ho riformato di nuovo nel 2011, e adesso è la quarta formazione.”

Sotto che ci stiamo sentendo?
J: “Questa è “Depressione cosciente” dall’album “Prog explosion”. Questo CD che è uscito si chiama “Prog explosion and other stories”, “Prog explosion” era già uscito in vinile nel 2011 con un’altra formazione. Nel 2017 ho formato questi nuovi Saint Just e nel 2018 è uscito invece questo other stories, sono quattro tracce aggiunte al vinile del 2011, tra cui un brano inedito, due con Alan Sorrenti, due brani suoi riletti completamente dalla band e cantati assieme con Alan, e poi “Il fiume inondò”, che era nel primo disco dei Saint Just, quella perla con quella bellissima copertina bianca, però anche questo riletto ex novo.”

Non ha perso la sua chiave apocalittica, ne parliamo?
J: “Sì, distruzione del mondo, tutto il primo disco aveva questo tema, la distruzione di un mondo e la rinascita attraverso la natura prima di tutto, degli animali e poi dell’uomo. Io avevo 15 anni quando ho scritto questo testo, vedevo la vita un po’ strana. Ho formato la band perché volevo fare una musica un po’ diversa, ribelle, una musica che andava contro corrente a quella che era la musica a Napoli in quel periodo. A Napoli c’era una musica allegrotta, molto banale, superficiale. C’era anche la musica popolare ma noi volevamo il cambiamento di questa città attraverso la musica, e quindi abbiamo fatto la nostra tra virgolette rivoluzione musicale e umana. Abbiamo registrato dei dischi, fatto tantissimi concerti, poi il gruppo si è sciolto, io ho avuto il mio periodo con Pino Daniele, anche con Francesco De Gregori, con la RCA, e tantissime altre esperienze. Poi ho fatto una mia personale ricerca sulla musica celtica, la musica medievale, durata quasi 10 anni. Ho fatto tre dischi su questo studio e dopo avevo il bisogno del suono elettrico, mi ero un po’ stancata dell’acustico. Volevo un suono più forte, più aggressivo, questa batteria, volevo sentire quello da cui ero nata in realtà, e quindi ho deciso di riformare i Saint Just, e qui mi fermo.”

Parliamo del tuo brano “E poi d’inverno”, l’inedito.
J: “Questo dal vivo con chitarra elettrica e batteria è molto diverso, lo diciamo sempre in concerto “amm’ a spaccà tutt”e cose” [ride, ndr], infatti spacchiamo “tutt”e cose”. Il chitarrista qui è un grande chitarrista e una ottima mente in studio, lui ha fatto il mix di queste quattro tracce, è quello che trascina la band, che mira al New prog, che va verso il nuovo. Vorrei presentarvelo: Giuseppe Spinelli qui con me.”

Lui parla molto bene con la chitarra.
J: “Noi ci divertiamo tantissimo anche quando proviamo, noi ci siamo scelti in realtà, la cosa importante è vedersi e suonare insieme, perché comunichiamo veramente tantissime cose, tantissime emozioni, tantissime storie tra di noi, pur conoscendoci da soli due anni.”

Sotto ho messo “Vorrei incontrarti” che hai cantato pure in Giappone.
J: “Si questo brano l’ho fatto in Giappone con gli Osanna. È una canzone che ha segnato una generazione, a cui io tengo molto, l’abbiamo cantata assieme ad Alan tante volte dal vivo.”

Andate a dare il like a Jenny Sorrenti, a Saint Just di Jenny Sorrenti su Facebook, ma come fare per avere il vostro CD “Prog explosion and other stories”?
J: “Allora, chi lo vuole può andare sul sito della Ma.ra.cash records e lo ordina, però dovrebbe esserci già su Amazon e tutto il web, e Feltrinelli.”
G: “E chi non avesse i soldi c’è su Spotify, potete andare a sentirlo là.”

Tenete d’occhio il Facebook per ulteriori date che ci potranno essere.
J: “Sì, noi abbiamo fatto il 15 gennaio la presentazione al Planet, questo CD è co-prodotto con Guido Bellachioma che ha la direzione artistica del Planet, io lo chiamo l’Allen Ginsberg del Progressive [ride, ndr], apparte che ci assomiglia. Ha fatto tantissime manifestazioni in passato, è un uomo di grande cultura, un numero uno.”

Prog explosion” del 2011 era in poche copie in vinile, quindi l’occasione è di andarvelo a prendere adesso con questo nuovo CD.
J: “È edito dalla Raro! records, e poi ci sono le tracce aggiunte che non c’erano nel vinile: le due con Alan, un brano nuovo e la rilettura di un brano del primo CD.”

Tu canti con molti artisti, appari ospite in tanti CD.
J: “Sì ho avuto la collaborazione con gli Osanna, con Lino Vairetti che è mio fratello, con cui sono stata in Giappone 2 anni fa con David Jackson, Gianni Leone e Corrado Rustici. Poi ho avuto varie collaborazioni, un’ultima con Jerry Cutillo nella sua Opera rock Giordano Bruno. Adesso andrò a fare una registrazione, una collaborazione con Donella Del Monaco degli Opus avantra a Venezia, anche loro grande gruppo. Ovvio che la mia priorità è portare avanti il mio CD con i Saint Just e registrare prossimamente cose nuove. Però vorrei dire che questo disco “Prog explosion” del 2011 è volutamente fatto con un suono anni ’70, volutamente. Le quattro tracce nuove invece sono volutamente verso un nuovo Prog. Il Prog deve evolversi, la sostanza deve restare, il tipo di messaggio, il tipo di cuore che c’è, la contaminazione, la cultura che c’è nella musica Prog. Ma il suono deve andare avanti, e quindi noi siamo fautori di questo, sosteniamo questo pensiero.”

Nel tuo disco ci sono tante variazioni, non sono canzoni piatte che si mantengono o tutte basse o tutte alte.
J: “Volevo dire che in questo disco c’è anche la voce del grandissimo Francesco Di Giacomo, che credo sia stata la penultima se non l’ultima registrazione che lui ha fatto prima di volare via. Lui dice questa frase molto bella che io ho scritto: “qualunque cosa accada, rimani fedele a te stesso” ed è molto commovente sentendola da lui, da questa sua voce, la dice quasi parlata. Poi questo brano in cui lui parla va a finire in questa ultima traccia di “Prog explosion” che si chiama appunto “Prog explosion” ed è fatto da otto voci mie, improvvisate totalmente in sala, direi quasi una musica contemporanea, con la voce di Francesco che è la nona. Giusto per fare delle cose molto facili [ride, ndr], faccio sempre cose molto facili. Poi c’è Marcello Vento alla batteria, sempre in “Prog explosion”, nella prima parte.”

Con questo ci stiamo avvicinando ai saluti. Grazie a tutti e due per essere stati qui con noi.
J: “Vorrei ancora dire che la musica è una cosa importantissima. La tecnica, tutto quello che si dice è sicuramente importante, ma più importante è trasmettere sentimenti, emozioni. È questo che differenzia una canzone bella da una brutta: se ti arriva o non ti arriva al cuore. Io punto sempre su questo, con la voce, con le mie composizioni, con la scelta dei musicisti. Non solo io ma noi Saint Just puntiamo a questo, io ho dei musicisti che oltre a essere secondo me il top tecnicamente hanno un grande cuore e per questo io mi trovo a suonare con loro.”
G: “Mi trovo assolutamente d’accordo con questo discorso.”
J: “Sintesi, di poche parole ma preciso [ride, ndr]. Un saluto a Radio Godot.”

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