Lavoro & Social Network

Recruitment-–-10-Key-Steps-To-Getting-The-Right-Person-First-Time

Come uscire dalla crisi, ma soprattutto come uscire da quella del lavoro?

Sembra impossibile, onestamente non credo di essere in grado di trovare una soluzione qualificata a questo quesito, ciò che invece ritengo giusto fare è mettere sotto i riflettori un pensiero che mi tormenta da diversi giorni.
Ho notato che sempre più spesso datori, reclutatori e selezionatori hanno deciso di fare ricerche sui social network sites per controllare gli eventuali candidati e non solo, anche i propri dipendenti.
A quanto pare il “tipo di presenza che il candidato ha sui social” è molto importante,
perché l’immagine dell’azienda è un punto fondamentale per l’andamento del mercato bla bla bla.
Come se fare foto bizzarre in qualche modo possa far rendere di meno, insomma credo che un bravo impiegato non perda le sue capacità solo perché su Facebook ha postato una foto che non rispecchia l’etica morale della società del passato.
In questo modo si rischia di dare tanta, forse troppa, importanza all’immagine del lavoro e troppo poco al contenuto, ovvero a ciò che i lavoratori possono dare.
In un certo senso sembra che la società cerchi di omologare chi lavora con gli altri dello stesso settore, vista da questo punto di vista mi rendo conto che possa risultare triste ed apocalittica come affermazione, però in un certo senso il non poter essere liberi di essere se stessi durante le ore di lavoro a mio modesto parere peggiora le capacità e quindi anche la qualità del lavoro svolto. Inoltre, setacciando in modo maniacale anche i social, si rischia anche di tagliare le ali durante le ore non lavorative dei lavoratori, praticamente è come tagliare fuori la creatività da un contesto in cui è fondamentale.
Fortuna che non tutte le aziende sono radicate a questi “nobili” ideali e cercano invece proprio il diverso, perché sanno che in un azienda in cui tutti devono comportarsi in un certo modo è difficile che qualcuno rischi di dire la sua, ma alla fine la vita di un’attività a volte è legata anche allo sviluppo della stessa, quindi alle idee e non solo alla sopravvivenza.

In conclusione posso affermare di non aver risolto la crisi, ne di aver dato nuove certezze sul mondo del lavoro, semmai il contrario. Però ci tenevo a sottolineare che i social, che praticamente fanno parte della vita delle persone, in questo periodo possano essere utilizzati da “altri” per vincolare le nostre vite. Ed anche il modo in cui il mondo del lavoro stesso si stia chiudendo dentro una gabbia da solo. Inoltre agendo in questo maniera creatività e sviluppo vengono inconsapevolmente (spero) tenute al guinzaglio e con la museruola.
Non meravigliamoci allora della “fuga di cervelli” perché a questo punto non è più solo causata dalla mancanza di soldi, bensì anche dall’atteggiamento restio che il mondo del lavoro ha rispetto al nuovo e alle nuove idee.
Scusate ora vado a farmi la barba altrimenti il boss mi licenzia… ah giusto, la mia barba non rischierà di mandare in fallimento nessuna banca oggi, non lavoro!

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