Lo strano caso del referendum

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Lo strano caso del referendum dove a vincere moralmente è stata una sola persona: Matteo Renzi. E’ un concetto forzato lo so e il lettore sarà portato a pensare che è l’insensata, delirante affermazione di un convinto renziano o, peggio ancora, un non voler ammettere che la vittoria è stata del cittadino italiano che, disubbidendo al Presidente del consiglio o per convinzione propria, ha deciso di non modificare la Costituzione.
Si, il vincitore morale è Matteo Renzi perchè nelle disfide perse, il vincitore è chi sa perdere senza addossare le colpe al nemico, in questo caso ai promotori del “NO”, ed ha il coraggio di ammettere di aver perso, soprattutto per via degli errori commessi e di errate valutazioni politiche.
Si potrebbe semplificare dicendo che ha vinto la democrazia, quindi l’elettore e sarebbe la pura verità e, di conseguenza, tutte le parole di seguito aggiunte sarebbero una inutile zavorra, comprese quelle con cui è stato redatto questo articolo.

Peraltro all’elettore medio, al comune cittadino, quello che ha votato non entrando nel merito del quesito referendario, sarà venuto in soccorso il genio di Tomasi di Lampedusa che nel libro “Il Gattopardo” scrisse una frase rimasta celebre per l’intrinseca saggezza:

È meglio un male sperimentato che un bene ignoto”.

Ma è anche doveroso sottolineare che questo giudizio popolare, voluto dallo stesso Presidente del consiglio in questa lunghissima ed estenuante campagna referendaria, che ha spaccato in due media, partiti, costituzionalisti nonchè l’intera Italia, che ha dato spazio e fiato a testimonial popolari scarsamente attendibili e a politici dalla reputazione discutibile, che è stata infarcita dal premier stesso di menzogne di ogni tipo, Matteo Renzi, senza nemmeno avere il pieno appoggio del suo partito ha dovuto combattere politicamente contro tutto e contro tutti.

E’ stata una campagna referendaria che con il tempo si è trasformata in una “guerra” politica senza esclusione di colpi, quasi mai intellettualmente onesta e caratterizzata perlopiù, e da entrambe le parti, da scorrettezze e colpi bassi che hanno, per mesi e mesi, scientemente depistato l’elettore medio.

E questa “guerra” politica Matteo Renzi l’ha persa mettendoci la faccia ma, al tempo stesso, l’ha moralmente vinta perchè, senza addurre scuse di qualsivoglia natura o tradimenti interni al partito, reazioni tipiche dell’ambiente politico, addossandosi tutte le colpe del caso, si è dichiarato sconfitto e, nonostante il delirio di onnipotenza che dai suoi modi spesso è trapelato, l’individualismo sfrenato su cui poggia tutto il suo fare politica, la sua assoluta mancanza di una idea di sinistra, le decisioni bulgare quali ad esempio la defenestrazione del professor Ignazio Marino, l’ex sindaco di Roma scelto dai cittadini, ha comunicato che rimetterà il suo mandato.
Non ha accampato alibi e, conoscendo la sgradevole abitudine dei politici italiani che nemmeno da dichiaratamente indagati o colpevoli di illeciti lasciano le loro poltrone, questo, che piaccia o no, gli fa indubbiamente onore. La sua spocchia, il suo fare decisionista che quasi mai ha contemplato un confronto emocratico, la sua tendenza al ricatto morale e/o politico, il suo ratificare spensierate alleanze politiche imposte perfino al suo stesso partito, al sol scopo di rafforzare se stesso e raggiungere i suoi obiettivi, non hanno fatto altro che confermare la trasversale impopolarità del personaggio.

Questa “guerra” però l’ha moralmente vinta per un motivo molto semplice, Matteo Renzi si è mostrato per quel che è mentre la stragrande maggioranza dei vincitori, dei nobilissimi promotori del “NO”, alcuni assolutamente occasionali, per vincere hanno messo in piedi una ridicola pantomima inventando di sana pianta una, tanto patriottica quanto strenua, difesa corporativa della “Costituzione e dei diritti civili che la stessa sancisce” mentre in realtà il loro obiettivo non aveva nulla di nobile, semplicemente si prefiggeva di far decadere il presidente del consiglio.

Ad esser puntigliosi ci si potrebbe fare una serie di domande:
La modifica alla Costituzione avrebbe oggettivamente portato un risparmio delle spese governative: ad esempio il taglio di un terzo dei parlamentari e l’abolizione del cnel. Ma allora perchè, ad esempio, il Movimento cinque stelle tanto sensibile agli sprechi economici non ha votato “SI”?
La Costituzione all’articolo 3 recita : “Tutti i cittadini hanno pari dignita sociale e sono e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. [sorvolando sul capitolo XII,  relativo alle disposizioni transitorie e finali riguardanti l’ideologia fascista]. Come fa quindi ad essere così tanto cara a Fratelli d’Italia, Lega Nord e CasaPound se poi, gli stessi schieramenti, sotto questo aspetto, la disattendono sistematicamente?

E, ad esempio, ma i partiti tutti, movimento compreso, lo sanno che ogni volta che un loro rappresentante viene indagato o commette un illecito, nel rispetto della Costituzione e per aver giurato fedeltà allo Stato, dovrebbe dimettersi dal suo ruolo all’istante?
E’ ovvio che lo sanno, così’ come sanno che loro la “Costituzione più bella del mondo”, quella di cui si sono riempiti la bocca per mille giorni, la infrangono a cuor leggero e come se nulla fosse.

Matteo Renzi è stato spodestato, a lui va un onore delle armi che in politica in pochissimi hanno meritato. Si è battuto, ha perso malamente e nel suo discorso di commiato, di comodo o sentito non è importante, ha ammesso che dell’intento risultato poi fallimentare lui è l’unico responsabile e, altra cosa che va apprezzata, ha rassegnato le sue dimissioni.
Quanti lo avrebbero fatto?

Fatte le dovute eccezioni, tra le facce che hanno accolto con soddisfazione la disfatta di Matteo Renzi, tra coloro che hanno brindato e che ancora si fregano le mani, tra gli sciacalli che attendono di occupare la sua poltrona e che si riveleranno parimenti incapaci di meritarla, c’è tutta l’ipocrisia e la volgarità di quei partiti e dei loro rappresentanti politici che mentre esultano per aver ottenuto la salvaguardia della “Costituzione più bella del mondo”, fingono di ignorare che, con il loro vergognoso e politicamente delinquenziale comportamento, di quella stessa Costituzione, da tempo, mortificano l’essenza.

Massimo Gallo

Massimo Gallo

Massimo Gallo, nasce e vive a Roma. Per anni ha lavorato nell’ambiente artistico e gran parte della sua attività si è fondata sullo studio dell’immagine in movimento e sull’utilizzo della stessa affiancata alla parola detta o recitata. Ha collaborato alla messa in scena di spettacoli teatrali, multimediali e musicali e, per gli stessi, ha realizzato lavori in video, videoclip promozionali, cortometraggi ecc.... Ha prodotto molto materiale testuale fra cui racconti brevi, monologhi per il teatro, scritti di poesia e prosa, presentazioni e prefazioni nel campo della pittura e della scrittura. Ha editato libri, si muove nell'ambiente dell'editoria come free lance e conduce una rubrica radiofonica notturna dal titolo "Sentieri Notturni".

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