Lorenzo Feliciati, Elevator man. Musica da elevazione

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È certo una realtà che bravi artisti per i loro progetti si circondino di altri bravi artisti loro amici. Così abbiamo conosciuto Lorenzo Feliciati, bassista di classe Fusion e Jazz rock, e allo stesso modo lui per i propri CD è solito avvalersi di tanti amici musicisti di livello internazionale. Assieme a lui abbiamo parlato del suo ultimo lavoro “Elevator man” e delle sue principali collaborazioni. Ma è impossibile nominarle tutte.

Diamo il bonsoir a questo mon ami che abbiamo in collegamento. Ciao Lorenzo.
“Ehi, che fai, mi prendi in giro [ride, ndr]? Bonsoir.”

No, perché tu sei in quel di Paris.
“Sì, abitiamo a Parigi oramai da un paio d’anni abbondanti. Tutta la famiglia si è spostata in realtà per nessun motivo particolare se non la voglia di fare quest’esperienza, nostra figlia sta studiando qua, mia moglie lavora qua. Insomma per me è più semplice viaggiare per l’Europa, che è la cosa che faccio di più, ma è anche semplice tornare in Italia, ecco. Sono spesso in Italia.”

Sei un bassista, una ventina di anni fa non ci conoscevamo ma bisogna dire che io ti ho visto, perché eri sul palco al parco delle Cascine a Firenze, eri accanto a Niccolò Fabi che apriva per Sting,
“Sì beh, con Niccolò ci ho suonato 11 anni, dal secondo disco a due, tre dischi fa. Eh beh, quello di aprire ai concerti di Sting lo abbiamo fatto all’arena di Verona, Benevento, Bolzano. È un bellissimo ricordo, abbiamo fatto tante belle cose. Mi fa piacere che tu sia un testimone oculare [ride, ndr].”

Sì, tra l’altro all’epoca non mi piaceva, però dal vivo lo apprezzai. Ma lui non si sceglie mica i musicisti a caso: se il nostro amico Lorenzo stava con Niccolò Fabi, avete sentito di cosa è capace questo “Elevator man”. Canzone bella tirata, ma ci devi spiegare perché si chiama così.
“È una cosa di qualche anno fa. Quando abitavamo ancora a Roma la nostra ultima casa aveva l’ascensore e io iniziai a farmi dei selfie mentre ero in ascensore, mentre portavo, che so, le pizze per la famiglia o dei fiori per mia moglie, e pubblicarli su Facebook chiamandomi The elevator man. La gente impazziva, mi chiedevano tutti “a quando la prossima avventura di The elevator man?”, così ho intuito che c’erano delle potenzialità di comunicazione da sfruttare e mi sono detto “ma quasi quasi ci chiamerò un disco”. Addirittura dal Giappone mi scrisse un fan, uno che già seguiva la mia musica: “ma quando uscirà il fumetto di The elevator man?”. Insomma la cosa era andata anche un po’ troppo oltre [ride, ndr]. Però ho pensato che alla fine con la musica strumentale ci si può anche divertire a inventare un po’ quello che si vuole, non bisogna fare riferimento a testi o significati particolari, sia per i titoli delle canzoni che dell’album uno si può sbizzarrire. Io l’ho fatto sicuramente [ride, ndr].”

Questo album è uscito nel 2017 per la Rare noise records, ma se uno lo volesse comprare come può fare? Andate a dare il like a Lorenzo Feliciati.
“Una volta si diceva nei migliori negozi di dischi ma ne sono rimasti tre nel mondo [ride, ndr], per cui la vedo difficile. Ma se si va su rarenoiserecords.com, che è l’etichetta del CD. Venite pure su Facebook a chiedermi indicazioni se vi serve. Il CD si trova, tra l’altro si sta vendendo bene, l’etichetta è contenta e io di conseguenza, siamo soddisfatti del lavoro, ecco.”

Tra l’altro il tuo album non è per far sentire quanto sei bravo, ma tu sei al servizio degli altri, ti integri perfettamente. Hai anche scritto canzoni su misura per i collaboratori che hai avuto.
“Sì, l’idea di “Elevator man” è che su ogni brano ci sia una lineup diversa, per cui io o subito dopo aver composto la cellula iniziale del brano, ma proprio il primissimo step, o prima di cominciare a comporre ho detto: “ma chi è che ho a disposizione che so che sarà contento e darà il massimo all’idea di registrare questo pezzo?”. C’è tutta questa serie di amici, di collaboratori, gente con cui avevo già collaborato, da Cuong Vu il trombettista del Pat Metheny group col quale ha vinto un Grammy, a Pat Mastelotto il batterista dei King crimson, Chad Wakerman che è stato il batterista di Zappa per tanti anni e di Allan Holdsworth. Poi c’è Roy Powell il pianista, il tastierista che aveva già suonato con me nel mio progetto Naked truth, dove c’era anche Vu. Un po’ mi mischio, che poi sai, quando trovi qualcuno che è prezioso sia musicalmente che umanamente, è bello starci quando ci si scopre, ci si trova, e diventa facile pensare di continuare in altre collaborazioni. Quindi diciamo da quel punto di vista il disco è nato con l’idea di avere su ogni pezzo le varie persone che ho incontrato in questi ultimi anni, che poi è lo stesso spirito di “Frequent flyer”, che era il disco prima di “Koi”, quindi due dischi fa, sempre per la Rare noise. “Frequent flyer” è un altro lavoro che ha una lineup diversa per ogni brano, il titolo è così perché al tempo ero uno che volava tanto, l’idea era un po’ quella. Il titolo aveva più senso, era un po’ più agganciato alla realtà di quanto lo sia “Elevator man” [ride, ndr]. Comunque rispecchia quello spirito.”

Tra l’altro la tua canzone con un video è “Unchained Houdini”, ti vediamo all’opera con un tuo amico batterista.
Davide Pettirossi, un batterista molto conosciuto oltre che un grandissimo didatta, è uno di quelli che ha un controllo sullo strumento, ma anche una grande musicalità. Quindi io ho composto questo brano pensando a lui, infatti il titolo “Unchained Houdini” sarebbe quando si tolgono le catene a Houdini, un po’ per dare il senso di questa grande potenza e irruenza che ha la batteria come strumento. Ma Houdini era uno che aveva anche un gran controllo sul suo corpo, sui suoi movimenti. In questo senso Pettirossi non ha nulla da invidiare [ride, ndr], comunque sì mi fa piacere che venga passato quel pezzo.”

E non solo, poi ci sarà anche “Sandcastles” da “B612” di Riccardo Romano, dove tu suoni il basso.
“Bellissima, sono contentissimo anche di quel lavoro. Saluto Riccardo, sono molto felice di aver contribuito al suo disco che è un gran bel lavoro. So che lo sta portando in giro aprendo ai concerti dei Marillion e della Steve Rothery band.”

Avete scoperto come ho conosciuto Lorenzo. Grandi artisti chiamano grandi artisti e io cerco di non farmeli scappare. Tra l’altro a stagione nuova ti avremo ospite altre due volte per telefono.
“Bontà tua [ride, ndr]. Non escludo di esserci anche fisicamente, vedremo un po’ le cose. Ci sentiremo per parlare dei Sonic flyers, questo trio di Fusion, Jazz rock con Alessandro Benvenuti e Armando Croce, un classico power trio basso, chitarra e batteria. Nel caso di “Elevator man” direi che c’è anche del Prog, dell’Ambient, però per Fusion intesa come fusione mi trovi completamente d’accordo. E poi ci sentiremo e forse ci vedremo pure, visto che dovremmo suonare a Roma a metà dicembre con i Twinscapes, che è il progetto che ho in duo con Colin Edwin, il bassista del Porcupine tree col quale abbiamo già fatto un CD. Il nuovo album abbiamo finito adesso di mixarlo, sta passando al mastering a New York, uscirà a fine settembre sempre per la Rare noise records, e quindi a novembre saremo in tour in Europa e a dicembre in Italia. A Roma a L’asino che vola, ci vedremo sicuramente vi aspettiamo. È un po’ presto per segnarlo sull’agenda ma insomma ve lo faremo sapere [ride, ndr].”

Io vi verrò a conoscere e l’annuncerò prima agli ascoltatori. E poi con i Sonic flyers faremo una chiacchierata a quattro tra studio e telefono. Ti ho definito Fusion per fare un po’ un riassunto.
“Guarda, i termini finiscono e rimane la musica, va benissimo Fusion, tra tutti i termini che ci sono è quello che copre maggiormente lo spazio del disco. Poi sono cresciuto con la Fusion, per cui va benissimo.”

A dire tutti quelli che han collaborato con te sul disco c’è da far girare la testa, quindi “Elevator man” di Lorenzo Feliciati: compratelo, andate a dargli il like. Un abbraccio e un break a leg. Au revoir.
“Grazie, grazie, un saluto a tutti gli ascoltatori e a presto. Au revoir [ride, ndr].”

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