Musica&Amor

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L’ha decisa lui personalmente la playlist che lo avrebbe accompagnato nel giorno dell’addio alla squadra a cui ha dedicato i 18 anni più importanti della sua carriera. Anche se qui non si parla solo di carriera, ma di vita, cuore, dedizione, grinta, passione. In una sola parola: Valori. L’addio di Daniele De Rossi, al di là della fede calcistica e degli sfottò, è qualcosa che va oltre un semplice evento sportivo. Così come per Del Piero, Buffon, Pirlo o Totti, con lui esce di scena il calcio dei CAPITANI, di quei simboli che hanno fatto della loro professione una missione. Chi non è tifoso tende spesso a ridicolizzare questi fenomeni, considerandoli una esagerazione in uno sport che serve solo a far viaggiare milioni di ingiustificati euro ogni stagione. In realtà, a ben vedere, come tutte le passioni è spesso un veicolo di sentimenti più significativi, in questo caso di un senso di appartenenza, squadra e determinazione di cui questi calciatori anni 1990/2000 sono stati un baluardo. Con DDR se ne va l’ultima bandiera del calcio italiano hanno detto in molti e probabilmente è vero, troppi mercenari rimangono ora sul campo, figli di genitori che spesso hanno puntato sui loro giovani rampolli per sperare di proiettarsi in un futuro di fama, gloria e soldi, calpestando quei Valori che giocatori cresciuti a tirar calci ad un pallone nella piazzetta di quartiere o all’oratorio hanno trasformato in vera gloria e rispetto.

Una playlist rock di 10 brani, la Daniele De Rossi’s Final AS Roma Farewell (con questo nome la si può trovare su Spotify), con Oasis, Imagine Dragons, Ben Harper, Magnetic Fields, Queens of the Stone Age, Manic Street Preachers, Limp Bizkit e Mumford & Sons, tutti uniti dal leitmotiv dell’amore sincero e dell’impossibilità di rompere certi legami, non senza un velo di malinconia. I veri protagonisti, però, a cui è stato dato l’onore dell’apertura e della chiusura dell’evento, sono stati loro: gli Oasis.

“È il gruppo della mia adolescenza, ci sono cresciuto, conosco tutte le loro canzoni a memoria. Mi piacevano come tipi, erano veramente personaggi particolari, non sempre convenzionali e facilissimi da approcciare, però questo lo stereotipo che rappresentavano, le rock star fuori di testa, mi piaceva molto.”

E’ quanto affermava DDR in una intervista di qualche anno fa e forse per questo ha deciso che proprio “The Masterplan” dovesse accompagnare il suo ingresso in uno dei momenti più significativi della sua vita:

Take the time to make some sense

Of what you want to say

And cast your words away upon the waves”

 Si chiude quindi con il brano “Sunday morning call”:

“you need more time

because yer thoughts and

words won’t last forever more

and im not sure

if it’ll ever ever ever

work out right”

 Chissà quante e quali parole avrebbe voluto dire in quel giro di campo DDR, da lasciar naufragare nelle lacrime dei suoi tifosi; chissà quali emozioni e quali ricordi hanno accompagnato la scelta di queste canzoni per questo frammento di storia, chissà quante volte l’irruenza della band di Manchester dei fratelli più ribelli, disordinati ed indomabili della scena musicale londinese è stata la motrice delle sue lotte sul campo da gioco.

E chissà ancora quante volte la musica sarà per lui e per noi l’espressione migliore di ciò che non riusciamo a dire a parole nostre, ma sarà in grado di essere la giusta compagna di un momento indelebile.

“Say it loud and sing it proud today”.

 

 

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