#NonSonoUnaSignora

#NonSonoUnaSignora

Crescere è davvero faticoso. Quando sei piccolo non vedi l’ora di diventar grande, mentre quando sei grande hai la nostalgia dei bei tempi che furono.

Si creano vari fenomeni che ti indicano l’avanzare dell’età, uno fra questi è il sentirsi chiamare “SIGNORA/E”. È un momento che prima o poi capita a tutti, ma tu pensi (e speri) che non accadrà mai a te…

Scusi signora” è questa la frase che fa smuovere le viscere e fa tremare il sistema linfatico. A trent’anni noti un altro tipo di gioventù che non ti è mai appartenuto: più sfacciataggine, un’esagerata cura estetica e un’altezza degna delle Valchirie. No, davvero, cosa vi hanno dato da mangiare? Vi hanno cresciuto nelle serre come le fragole a gennaio?

Ma il punto non è questo. Alla fine sentirsi dire “signora/e” da uno sbarbatello, con indosso i pantaloni bracaloni (o raccogli-sterco) e la maglietta con su la faccia della bon’anima di Marilyn Monroe, ci può anche stare..voglio dire, a 16 anni è normale e, delle volte, possono darti anche della MILF (o DILF) senza sapere fondamentalmente in cosa consista questo acronimo. Attenzione, perché si va sempre sul penale.

Il problema sorge quando è una donna (difficilmente un uomo..perché magari è più flessibile e tende alla provolaggine) di 40/50 anni circa a darti, a sua volta, della “signora”.

Scena madre. Una bella mattina d’inverno incontro casualmente una conoscente di 45-50 anni (chiamiamola Genoveffa) assieme ad una sua amica in un negozio di abbigliamento. Dopo le varie presentazioni, inizia il chiacchiericcio di circostanzacome va, come non va..eh fa freddo, non ci sono più le mezze stagioni”. Alla domanda “e a te il lavoro?” ho sudato freddo “ehm..ho quasi trent’anni e purtroppo non ho un vero impiego ho fatto spallucce, una bella risatina isterica e ho cambiato discorso. Ma ho notato qualcosa.

Quando ho pronunciato la fatidica età, ho visto uno strano bagliore negli occhi dell’amica di Genoveffa, non era un bagliore positivo; ricordate il cartone animato Mila&Shiro? Quando Mila si scontrava con Kaori e Nami e dagli occhi fuoriuscivano fulmini e saette? Bene, lo sguardo dell’amica era tre volte i fulmini di Mila.

A quel punto, decido di tornare allegramente ai fatti i miei e provo a congedarmi da Genoveffa&best friend, ma anche loro volevano andar via quindi ci avviciniamo tutte insieme alla porta d’ingresso. Si sa, l’educazione spesso può esser scambiata per spavalderia ma non era quello il caso. Apro la porta e faccio passare Genoveffa e la sua amica.

Genoveffa passa, sorridente, ma l’amica no. Si ferma davanti a me e, fucilandomi con lo sguardo, dice “Prego SIGNORA” indicandomi di passare davanti a lei. Mi aveva sfidato. “Grazie SIGNORA” rispondo.

La guerra era iniziata e Genoveffa non aveva capito nulla di quello che stava accadendo. Era giunta l’ora di salutare (finalmente) e di allontanarmi da Cerbero con il rossetto. “Beh allora buona giornata” ho detto “Ciao, anche a te” ha risposto Genoveffa, mancava solo lei..la rosicona.

Ah buon lavoro signoraha apostrofato la strega. Non ci ho visto più. “Ahah e a lei buona pensionequando ce vò ce vò

Deve aver pensato “quando ce vò ce vò” anche la Bertè quando cantava Non sono una signora, una con tutte stelle nella vita”. E aveva ragione la cara Loredana nel suo 45 giri del 1982, ma quale signora e quali stelle!?! Qui siamo zitelle e con una vita nelle stalle…

Si passa la notte in compagnia di due fette di cetriolo per sgonfiare le “Louis Vuitton” che pesano sotto gli occhi, si applica la crema giorno “4Ever Young” per avere la pelle liscia come quella del culetto di un bambino, non si ride per evitare l’agguato improvviso di galline che lasciano le loro zampe sul nostro viso, yogurt e miele non lo mangiamo – non sia mai si dovesse depositare nell’interno coscia e lì si che son dolori – ma ce lo tiriamo in faccia per restringere i pori, aumentare la luminosità e ridurre le zone lucide e voi avete il coraggio di chiamarci SIGNORE? Magari a chiamarci signora è un nostro quasi coetaneo, magari quello che ci ha messo gli occhi addosso in discoteca mentre saltavamo come 13enni sui tappeti elastici…ma quando ci passa vicino sussurrandoci all’orecchio “ah bella milfona!” capiamo che ci guardava non perché siamo delle “very young girls”, piuttosto perché abbiamo risvegliato in lui quella voglia di suggere latte materno.  

Ed è qui che nasce la crisi della “quasi trentenne single”. I coetanei non la guardano – giustamente preferiscono la carne un tantino più fresca -, i più giovani la vorrebbero per lunghe poppate notturne e l’uomo maturo già la vede con il grembiule e le mani in pasta tra pappette, fettuccine e domeniche a pranzo dai suoi.

Care amici e care amiche siamo vittime di un grande inganno: l’adolescenza ha inizio quando i 30 si avvicinano. Questo è il vero momento in cui non si è “né carne né pesce”, il momento in cui vorremmo l’anello al dito ma piangiamo all’idea di vedere per sempre la stessa faccia nel nostro letto, il momento in cui vorremmo sentire una nuova vita crescere dentro di noi ma godiamo di più a veder crescere la pancia bevendo birra, il momento in cui speriamo di prendere al volo il bouquet della nostra amica ma ritiriamo le braccia per paura di sposarci entro l’anno…

“Non sono una signora. Ma una per cui la guerra non è mai finita. Oh no, oh no…” E proprio come la Bertè, la nostra guerra a suon di creme, massaggi e impacchi non è finita e non finirà mai…e poi hashtag #NonSonoUnaSignora “fa un sacco giovane”.

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