Note di Viaggio

fiamma

Il sogno è un desiderio. Ma è anche un mezzo tramite il quale ogni giorno siamo messi alla prova.
Perché il sogno rappresenta una sfida, e cioè ogni volta che sogniamo mettiamo in gioco la nostra capacità di realizzare quello che ci piacerebbe fare, essere o avere, quando non lo accettiamo in questa forma non possiamo che chiamarlo rimpianto.

Ci sono persone che dicono “ah quanto mi piacerebbe…” ed altri che affermano “mi piacerebbe fare una certa cosa” e trenta secondi dopo sono lì che stanno già lavorando per ottenerla.
Il sogno però ha un suo equilibrio, magari precario ma ce l’ha.
Il sogno ha anche una sua dimensione, non si può andare oltre altrimenti si rischia inevitabilmente di perdere il senso del reale, anzi del realistico.
I ragazzi sognano molto, ed è un loro sacrosanto diritto, il sogno è fondamentale perché debbono costruire la loro vita. C’è quindi da fare un progetto e quel progetto va prima sognato, desiderato.

Avevo circa quindici anni e sognavo nel modo più classico e forse scontato e banale, davanti ad un lume di candela. Dopo le dieci di sera, mentre i miei andavano a letto, davo forma alla mia bolla onirica. Casa era molto piccola, una cucina, un bagno, un piccolo corridoio ed un balcone di modeste dimensioni, insomma una casa ideale per far crescere dentro di me un desiderio, ma soprattutto una necessità, di spazio e di libertà.

Quella libertà, non certo fisica, me la prendevo semplicemente costruendomi delle aree mentali facendo in modo che fossero i miei sogni a darmi la dimensione libera dello spazio esteso.

In quel momento erano sufficienti per l’appunto, una candela, una radio portatile, La – Radio, ed un quaderno.
La radio portatile aveva una caratteristica, aveva subito la personalizzazione tipica di mio padre che per abitudine modificava ogni cosa che acquistava. Gli aveva incollato sopra una piccola bussola…che strana combinazione… .

In effetti un microfono ed una radio mio padre me li diede. Fu infatti uno dei primi radioamatori negli anni settanta a Roma e anche quella fu una reale dimensione onirica che alimentò la fiamma del desiderio.

Nel 1982, la Rai, trasmetteva un programma innovativo per le sue caratteristiche, un programma che sovvertiva la solennità del palinsesto e di quelle trasmissioni compassate, austere, tali anche nella comicità.
Raistereo due e raistereo notte, quest’ultima dopo le ventiquattro con la sigla che curiosamente si intitolava “Viaggiando” composta da Roberto Colombo, erano due programmi che immettevano nell’etere contenuti e musica tutto sommato nuovi per l’emittente nazionale. Del resto bisognava star dietro alle radio locali che da tempo avevano percepito le tendenze e le necessità di un pubblico molto più attento e alla ricerca di musica e parole diverse.
Così, dalle nove e mezza in poi, mi appollaiavo sul tavolo in cucina, accendevo la radio portatile e iniziavo ad ascoltare, con molta attenzione.
Due conduttori, Teo Bellia e Luciana Biondi, che catturarono, con un fascino straripante ed in maniera irreversibile, il mio sogno, lo lavorarono, gli diedero forma e me lo riconsegnarono. Lo presi, lo guardai con meraviglia e con curiosità, quasi inconsciamente e inconsapevolmente lo riposi delicatamente dentro di me.
Appuntavo con dedizione e precisione tutte le canzoni che venivano passate segnando date ed orari. Fu una scuola straordinaria che mi diede, insieme ad un’altra trasmissione questa volta televisiva, Mister Fantasy, una formazione di base fondamentale per il mio gusto e la passione musicale.

Nel tempo Ho giocato molto a fare la radio, con il mio amico Paolo ad esempio, sui banchi dell’istituto tecnico che frequentavamo, simulavamo  a fare i conduttori di una trasmissione sportiva che parlava solo ed esclusivamente di football americano, eravamo molto preparati, ma non avevamo ancora davanti la cosa fondamentale, un microfono.

Vent’anni dopo la candela, la bussola e Raistereo due, mentre cercavo su internet un corso di dizione, mi imbattei in un’ accademia, la Art- Roma di Max Poli, un conduttore ed un insegnante capace di trasmettere il valore più importante per uno che vuole fare radio e cioè essere se stessi. La pubblicità era molto semplice, recitava “vuoi diventare un conduttore radiofonico…?”, alla vista di quella domanda un qualcosa iniziò a muoversi dentro di me, un qualcosa che che era stato lavorato, che aveva preso forma e che mi era stato riconsegnato tanto tempo fa, quel qualcosa si stava trasformando e dal suo stato onirico mi chiese di prendere contatto con la realtà, mi chiese di trasformarsi in un oggetto reale. Composi il numero e andai all’appuntamento.
Mentre Letizia, la responsabile dell’Accademia mi raccontava la scuola, mi descriveva il corso, entrò un uomo, alto, in giacca e cravatta, mi colpì la sua eleganza ma anche la sua semplice serenità.
Entrò per stampare alcune pagine ma ebbe qualche problema con la stampante, mi offrì di risolvere il problema, mi ringraziò cordialmente ed uscì.
Letizia continuò così la descrizione di ciò che si faceva è iniziò ad elencarmi i docenti, ad un certo punto pronunciò un nome, Teo Bellia. Teo Bellia era tra i docenti. Rimasi un” tantinello” senza parole e spiegai che per me era una sorta di mito in quanto fu anche lui con quelle trasmissioni a trasmettermi, inconsapevolmente per lui e forse anche per me , l’amore per LA RADIO.
Lei mi guardò, sorrise e mi disse con voce candida e radiofonica “guarda che hai appena aiutato Teo a risolvere il problema con la stampante…”.

A fine corso, grazie a due compagni di accademia, conobbi un editore. Un folle, un visionario, un pazzo, uno che chiamano Enzo Lo Sciamano, uno che crede di poter dare la libertà a qualcuno di essere libero attraverso le parole, i suoni ed un microfono, uno che ha fondato la prima radio teatrale, la nazione libera di Radio Godot, uno che non ha ceduto alle lusinghe del rimpianto ma che ha trasformato la sua bolla onirica in uno stato libero e reale. Uno che c’è riuscito. Uno a cui voglio un mondo di bene.

Mi descrisse la filosofia della radio. Gli proposi un’idea.
Avevo due grandi amori ed una passione, la musica, la radio ed i viaggi.
Nacque Note di Viaggio. E tutto, per colpa di mio padre e della sua piccola bussola.

 

 

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