Raffaella Rea si racconta

Raffaella Rea 3

Volto noto della Tv, attrice di teatro e di cinema, Raffaella Rea si racconta senza filtri ai lettori di Youbee.it. Giovane attrice, ma solo nell’età, ha alle spalle una lunga ed importante carriera.

Sei in scena al Teatro Golden con “La bella è la bestia”, raccontaci di questo spettacolo.
E’ una commedia in scena fino al 20 marzo, con Simone Gandolfo, Annalisa Favetti e Julie Ciccarelli, diretta da Massimo Natale, che è anche autore del testo insieme ad Ennio Speranza. Racconta la storia di Giulia, una psicoterapeuta che, a causa del suo aspetto avvenente, non riesce a lavorare bene con i pazienti, perché tutti operano il fatidico transfer e si innamorano di lei. Consigliata dalla sua assistente, decide di truccarsi ed imbruttirsi. La cose vanno vanno bene finché non entra in scena Alessandro, un paziente affetto da ipertrofia emozionale, sbalzi d’umore ed attacchi di panico, che deve fare i conti con la rottura con la sua storica ex fidanzata, che nel frattempo è diventata una stalker. I due si incontrano per caso al di fuori delle sedute, in una festa a cui Giulia partecipa “al naturale”. Da qui cominciano a svilupparsi una serie di equivoci, che si risolveranno in un finale sorprendente. E’ una commedia molto divertente e, a mio avviso, anche raffinata, che fa sorridere tanto, ma regala anche molti spunti di riflessione.

 
Che tu sia una donna bellissima è evidente a tutti, la tua bellezza ti è mai stata di ostacolo nel corso della tua carriera e della tua vita personale, magari anche nel rapporto con le altre donne? (rapporto con le altre donne ad esempio)?
Il rapporto con i mio corpo è sempre stato abbastanza sereno. Io non credo che la bellezza possa essere davvero un ostacolo. Certo, si può fare l’errore di confonderla con il merito, ma in realtà la bellezza in sè non può essere che un valore aggiunto. Soprattutto se per bellezza intendiamo armonia, capacità di valorizzarsi e conoscenza di sè stessi, dei propri pregi e dei propri difetti. Per me, in ogni caso, non è mai stata un problema, e soprattutto non è mai stata un problema con le altre donne. Penso che la bellezza sia di chi la porta, ma anche un regalo per chi la guarda.

 
Nella commedia interpreti una psicologa. Sei mai dovuta ricorrere all’aiuto di una psicologa? Credi che svolgano un ruolo importante?
No, non ho mai fatto questa esperienza ma credo che possa essere molto utile ed interessante. Si può ricorrere ad una terapia perché si ha un’esigenza clinica seria e importante o anche, semplicemente, perché da soli non si riesce a sviscerare un problema. Credo che sia sempre importante intraprendere un percorso verso la conoscenza di sè. E a volte, qualcuno con più obiettività di te stesso o di chi ti ama può darti un aiuto concreto.

 
Al tuo fianco c’è Simone Gandolfo, è la prima volta che lavorate insieme? Ci sono mai stati momenti di attrito tra voi?
Non è la prima volta. Abbiamo lavorato insieme 10 anni fa in “Graffio di Tigre”, dove eravamo fratello e sorella, una fiction molto drammatica, ambientata durante la seconda guerra mondiale e la Resistenza. Un contesto molto diverso da quello della commedia ora in scena. Forse, avermi dato la possibilità di ritrovare Simone è stato il più grande regalo che mi ha dato questo lavoro teatrale. Ora siamo entrambi cresciuti molto, sia dal punto di vista umano che professionale, credo e spero. Simone è una persona splendida a cui voglio bene e che stimo tantissimo. Con lui nessun attrito, mai.

 
Se dovessi scegliere solo uno tra tutti i colleghi con cui hai lavorato fino ad oggi, chi sceglieresti per il prossimo lavoro?
Ho avuto la fortuna di lavorare con olleghi importanti, che mi hanno insegnato tanto. Davvero bravissimi attori, da Castellito a Favino, lo stesso Simone. Non ne posso scegliere solo uno. Non che io voglia fare la politically correct: è che, se proprio devo esprimere un desiderio, preferirei continuare a fare nuovi incontri. Mi piace imparare, e vorrei essere stupita da qualcuno con cui ancora non ho mai lavorato.

 
Nella tua carriera professionale ricorre spesso il genere poliziesco, è una casualità o una vera e propria passione per la divisa?
In realtà quella di indossare una divisa non è stata una scelta personale. Nel corso degli anni mi sono state proposte varie sceneggiature e, tra queste, ho scelto quelle in cui mi è sembrato più interessante il racconto e la struttura del personaggio femminile, non in quanto poliziotta, ma in quanto donna, con una sua complessità. Non c’è nessun desiderio di indossare la divisa nella vita vera.

 
Sei mamma da poco, lascia un messaggio per tua figlia.
Non credo molto nei messaggi lasciati ai posteri, soprattutto ai figli. La cosa più importante quando si diventa mamma è tenere sempre presente che tua figlia è una persona e che crescerà diversa da te. Più che coi messaggi scritti e vocali, è con l’esempio che si può aiutare un bambino a diventare una persona di valore.
L’unica cosa che mi auguro, è che mia figlia sia una persona felice, che scopra le sue passioni, le segua, e si renda conto che nella vita ci sono cose importanti e cose meno importanti. Tutto qui.

Alessia Pellegrino

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