Reale accademia di musica, Angeli mutanti. Le lezioni di Prog non finiscono mai

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Un altro graditissimo ritorno dagli anni ’70 si è concretizzato con i Reale accademia di musica, sotto la guida del chitarrista fondatore Pericle Sponzilli. In realtà lui non aveva mai abbandonato il settore, ma ha voluto riprendere un’effige prestigiosa, riassemblando in ambito romano una formazione di tutto rispetto, che sapesse trovare il giusto sound per il Progressive italiano degli anni ’10.

Eccoci qua con Pericle Sponzilli dei Reale accademia di musica. Siamo contenti e onorati di avere te qui, un pezzo di storia del Progressive italiano,.
“Ciao, ciao a tutti! Beh sì, la storia è storia [ride, ndr].”

Ma non è una cosa passata, l’avete sentito voi stessi, in questo lavoro “Angeli mutanti”. Ma chi sono gli angeli mutanti?
“Questi angeli mutanti possiamo essere tutti. Io nella mia vita mi sono sentito molto spesso un angelo mutante, esistenze senza un piano, però che volano alto anche senza ali [ride, ndr].”

Ecco avete già capito chi è che ha scritto i testi.
“Sì i testi sono miei, tra il fantasioso, il surreale e anche però il narrato di esperienze personali e di vita. C’è un po’ quello che al momento il pezzo ispirava oppure quello che era il momento della scrittura.”

Album edito dalla M. P. & records di Vannuccio Zanella, dieci canzoni che potrebbero essere dieci singoli Rock fatti uscire uno dopo l’altro.
“Beh ma noi siamo un gruppo Rock in realtà [ride, ndr].”

Un po’ d’anni fa eravate un gruppo Pop.
“Sì perché Pop al tempo era quello che era il Rock. Pop era tutto ciò che era popolare, infatti i festival che facevamo, i famosi festival di Villa Pamphili, di Caracalla, di Viareggio, di Palermo, che erano i grandi raduni nati dopo l’onda di Woodstock, erano proprio chiamati festival Pop. Non c’era il termine Progressive, per esempio noi quando abbiamo registrato l’album del ’72 “Reale accademia di musica” non sapevamo di stare facendo un album che poi sarebbe stato etichettato Prog.”

Chi ha quell’LP se lo tenga stretto perché vale un sacco di soldi.
“Io ce ne ho uno per fortuna che mi è rimasto.”

Mi pare giusto parlare dell’importanza che hanno avuto i Reale accademia di musica. Che numerazione diamo a questo ultimo? Secondo, terzo, quarto?
“Questo per me è il nostro secondo album, anche se sono usciti degli altri che hanno usato questo nome. Per me è il secondo perché prima di tutto io ero l’autore dei brani del primo e qui sono l’autore della maggior parte delle canzoni di “Angeli mutanti”, ma essenzialmente più che questo è lo spirito. Altri album che sono usciti o non c’entrano nulla, tipo che sembravano sonorizzazioni per documentari, oppure è uscito un album tre anni fa a nome Reale accademia di musica ma in realtà quello era un album registrato nel ’74 che era l’album del cantante della Reale accademia di musica, Henryk Topel, dove suonarono vari musicisti della Reale ma in qualità di turnisti. Non eravamo un gruppo in quel momento, eravamo praticamente degli amici che accompagnavano un cantante, un cantautore.”

E adesso invece la storia ritorna. Ritorna la Reale accademia, finalmente.
“Sì, in realtà non mi ero mai reso conto di quanta influenza avesse avuto questo marchio, Reale accademia di musica. Tre anni fa nel 2015 Guido Bellachioma ebbe questa idea di mettere insieme un po’ di noi musicisti dell’area romana dei primi anni ’70, e io sono stato uno dei primi a essere chiamato a questo appello. Per cui Guido ebbe questa idea di fare un gruppo che si chiamava PIS: Progressivamente Italia Superband, con tutti noi dell’area romana più Jenny Sorrenti napoletana. C’era Luciano Regoli come voce insieme a Jenny, Elio Volpini e Ruggero Stefani dei Fholks e dei L’uovo di Colombo, poi Enzo Volpini che aveva suonato con noi nei Fholks, insomma facemmo un bellissimo concerto al Progressivamente free festival di Guido Bellachioma. E lì praticamente mi sono reso conto che c’era un qualcosa, varie persone mi hanno detto “ma perché non riformi la Reale accademia di musica, non fai un disco nuovo?” e lì praticamente questa cosa mi ha cominciato a ronzare nella testa e ho cominciato a scrivere. Io ho questo vizio che ogni tanto prendo la chitarra e inizio a scrivere dei brani, questa cosa qua mi ha sempre accompagnato nella vita. Per cui ho cominciato a scrivere dei nuovi brani in questa direzione.
Poi c’è stata l’altra cosa che è stata determinante nel rifondare la Reale accademia di musica: una fotografia che postai su Facebook con la chitarra in mano, e subito mi arrivò un messaggio da Fabio Liberatori che diceva una cosa tipo “vecchio birbante, che stai combinando?” [ride, ndr]. Per cui da questo messaggio ci siamo ricontattati, io con Fabio avevo realizzato nell’89 l’Opera rock “Il poliedro di Leonardo”, che è quello che mi ha fatto conoscere Vannuccio Zanella perché lo ha ristampato 3 o 4 anni fa. Per cui c’era questa vecchia amicizia e stima con Fabio Liberatori, questa voglia di rimetterci in gioco, di fare musica che assolutamente rispecchiasse solamente la voglia di fare musica. Questo è un altro fondamento della Reale accademia di musica: eravamo un gruppo di appassionati, di musicisti con la passione per la musica. Questo secondo me è un giusto parallelo tra la Reale accademia di musica storica e quella che adesso è risorta. E poi abbiamo avuto la fortuna di incontrare dei compagni di viaggio sia musicalmente che umanamente in sintonia.”

Bello veramente. Nominiamoli e salutiamoli.
“Appunto, oltre a Fabio Liberatori che abbiamo già nominato alle tastiere, che viene con una bellissima esperienza di carriera musicale con gli Stadio e colonne sonore per film, poi abbiamo Erika Savastani di Deserto rosso, magnifica cantante, simpaticissima e bellissima donna, poi abbiamo Andy Bartolucci alla batteria e Fabio Fraschini al basso che sono una sezione ritmica veramente di una sapienza incredibile.”

Dicevamo prima dieci singoli: oltre a essere belle canzoni sono anche differenti. Dal punto di vista compositivo come si fa a farli così?
“Ma in realtà ogni giorno è differente dall’altro, per cui se scrivi una canzone un giorno sarà differente da quella che scrivi in un altro momento [ride, ndr]. Almeno per me è abbastanza vero, poi ci stanno momenti che mi sento carico e mi vengono delle idee, perché magari c’è una sinergia anche con altre persone. “Tempo” ad esempio è di Fabio Liberatori, poi su sua indicazione mi sono messo e ho scritto il testo della parte vocale.”

Un conto è dire una canzone differente dall’altra, un altro è cambiare l’impronta musicale che si ha nella testa.
“Mah, questa impronta, questo disco in realtà è stato fatto in un paio d’anni e questo ha i suoi pro e i suoi contro. Nel senso che un disco del genere fatto con una produzione alle spalle, come era una volta, magari sarebbe stato realizzato in 6 mesi. Adesso col fatto delle self production, dei tempi anche dovuti agli impegni di tutti i musicisti, i tempi un po’ si dilatano. Ad esempio in un momento di pausa noi abbiamo realizzato i primi cinque brani e poi abbiamo cominciato a sondare il terreno per vedere che tipo di riscontri potevano avere, diciamo, nel giro delle produzioni e devo dire che in realtà in questa pausa di 4-5 mesi io ho scritto tre brani che prima non pensavo proprio, erano già differenti dai brani che avevamo registrato. Lì è venuto “A dritta San Salvador”, è venuto “Cosa nascondono le nuvole”, in quel periodo avevo molta fantasia e in realtà nell’arco di un mese, un mese e mezzo sono nati tre brani nuovi, ognuno con una sua connotazione. Non so come dire, poi anche per il testo, la storia che stai raccontando, nel momento in cui trovi l’idea di un testo sai cosa stai raccontando e prende forma un’idea di musica.
E poi senz’altro una grossa influenza è stata il fatto di aver cominciato a suonare insieme agli altri musicisti, per cui insieme si comincia a prendere una strada, si comincia a formare un suono. Una volta che si comincia a delineare un suono tu metti la tua energia in esso, questo ti ritorna e ti ispira a fare le cose in un certo modo o in un altro. Io ad esempio ho ricominciato a usare i distorsori in questo disco, che non usavo da tanto tempo, invece in questo disco sentivo che i distorsori stavano benissimo [ride, ndr] e facevano parte del mio modo di suonare. Anche se erano passati anni, era sempre il mio suono, un’altra espressione di esso.”

Andate sul Facebook della Reale accademia di musica a dargli il like. È lì che si possono avere indicazioni su come comprare “Angeli mutanti”, CD e vinile, una chicca da collezionisti.
“C’è una bella pagina della Reale accademia di musica, poi c’è anche il sito www.realeaccademiadimusica.it. Da lì si arriva al link di G. T. music [ride, ndr]. Il vinile doveva già esserci in realtà, è questione di giorni, c’è una tiratura limitata di 300 copie al momento col vinile bianco. Vogliamo pure parlare della copertina: è una copertina per me molto importante perché è un bellissimo quadro di Luciano Regoli, che è un amico oltre che un gran cantante, il cantante dei Raccomandata con ricevuta di ritorno, ma è pure un grandissimo pittore, che dipinge come un maestro del ‘500 proprio. Io mi ero innamorato di questo quadro dove c’è una scimmia, è una natura morta con questa scimmia, degli strumenti musicali, una maschera della commedia dell’arte. Insomma come nel primo disco c’era questo maiale che dissacrava un po’ il nome altisonante Reale accademia di musica, la scimmia è proprio il simbolo del musicista di strada che ammaestra la scimmia, per cui mi piaceva questa idea. E poi ci stanno dei colori meravigliosi, questo rosso predominante che lega molto bene col nostro logo. Per cui grazie Luciano per questa copertina!”

C’è anche un bel teaser su Youtube del vostro ultimo lavoro.
“Sì, l’ha realizzato Daniele Massimi, a me è piaciuto tantissimo, è secondo me un bellissimo lavoro perché si può sentire una piccola anteprima di ogni brano visualmente accompagnato da questi effetti visivi molto belli che ha saputo creare Daniele.”

Lo metteremo sotto al podcast. Sembra quasi un nome da concept album “Angeli mutanti”.
“Beh, “Angeli mutanti” in realtà non sapevamo bene come intitolarlo, però una volta realizzati tutti i brani ci siamo chiesti quale potesse essere il titolo. “Angeli mutanti” secondo me è un bel titolo di per sé, a parte il testo a cui sono molto affezionato. Ma sono affezionato a un po’ tutti i testi devo dire [ride, ndr], come musicista che ha abbracciato la musica in quegli anni, che erano anni di cambiamento, gli anni ’60 inizio ’70, poi chi ha seguito un po’ la nostra storia sa che io nel ’72 dopo aver registrato l’album sono partito e per 8 anni sono restato quasi sempre in India, ho avuto una vita un po’ alternativa rispetto a certi canoni prestabiliti. La musica è sempre stata la base della mia vita, è stata la professione principale che ho sempre esercitato, magari non in un ambito di gruppi così però sempre scrivendo, facendo musiche per televisione, per teatro, oppure altre storie musicali. Insomma è sempre stata la base, però è sempre stato un modo mio di approccio, di fare sempre quello che mi andava di fare, e io in questo testo ho un po’ messo questo mio modo di vedere la vita.”

Stiamo sentendo “Cosa nascondono le nuvole”, con un testo d’autore.
“Su questo testo, un giorno vedendo una cosa in televisione dove c’era questo ragazzo, si parlava di ragazzi che scappavano da posti dove la vita è molto dura e molto pesante, anche dalla guerra, ho pensato “ma questo ragazzo ha l’età di mio figlio”. Mio figlio ha 21 anni quasi 22. Ho immaginato un ragazzo della sua età che si trovava su un barcone in mezzo alla puzza di benzina, sudore e tutto il resto, sottolineando il coraggio di un ragazzo che va via da dove è cresciuto per cercare un’altra soluzione alla sua vita. Ho cercato di mettere in questo testo questo concetto, questa storia.”

Riusciremo a vedervi dal vivo a Roma?
“Assolutamente sì: faremo la presentazione del disco verso fine maggio, chi ci segue sarà avvertito con molto anticipo.”

Ho avuto molto piacere ad averti qui, ti ringrazio.
“Sono stato molto bene, grazie a te. Ciao a tutti e grazie per essere stati con noi.”

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