“Reclusi” in foto. Scatti dallo zoo

“Reclusi” in foto. Scatti dallo zoo

Reclusi. Storie di persone innocenti arrestate”. E’ il titolo del  reportage fotografico sulle vite degli animali chiusi negli zoo della Toscana, realizzato dall’attivista e scrittore Francesco CortonesiSabato 5 e domenica 6 marzo nei locali dell’ex Feltrinelli di Arezzo – Via Cavour n.13 –  sarà dunque possibile dare libertà ai reclusi attraverso questo  toccante reportage.

«Senza alcun capo d’imputazione, animali non umani vengono ancora oggi privati della libertà per essere rinchiusi in zoo, circhi, delfinari, mostre e fattorie didattiche – scrive Cortonesi  – Come alcuni uomini, le cui storie sono presentate nella mostra, anche gli animali sono innocenti eppure si sente il bisogno di rinchiuderli, in questi casi per il nostro intrattenimento». L’evento, che alle ore 17 di sabato prevede anche una conferenza e a seguire un aperitivo vegan, è organizzato da Il Macaco Nero in collaborazione con Leal – Lega Antivivisezionista.

Eventuali offerte andranno a sostengo del progetto “IostoconBruno” per trasferire in oasi o santuari gli animali dello zoo di Cavriglia, di cui si prevede la chiusura.  Le fotografie della mostra “Reclusi” sono state scattate negli zoo di Poppi, Pistoia, Cavriglia, Cecina e Livorno.

Per quanto riguarda l’area verde di Cavriglia, iniziò a fra discutere già nel novembre del 2014, quando partì una campagna social da parte degli animalisti che chiedevano l’abbattimento delle sbarre degli ospiti. In particolare, fecero il giro del web alcune foto dell’orso siberiano in gabbia. Ma il Comune di Cavriglia all’epoca rispose: «L’orso è presente nel Parco dagli anni ’70. Venne donato dalla comunità di Tallin (Estonia) a Cavriglia in segno di fratellanza e amicizia fra i popoli e da allora ha sempre vissuto in quest’area. Nel 2003 l’amministrazione comunale, proprietaria del Parco, grazie alla donazione di un privato, decise di allargare il recinto dove si trovava Bruno, realizzando una palizzata nel bosco adiacente alla struttura di alloggio dell’animale, dando modo a quest’ultimo, alla compagna ed al figlio di camminare tra gli alberi in una porzione di verde».

Bruno arrivò come regalo dall’ex Urss in una delle zone più “rosse” d’Italia. Il parco naturale venne intitolato alla memoria di Nicolaj Bujanov, estone rimasto ucciso in Valdarno dai nazifascisti nel 1944. Via via, lo zoo contò sempre più animali e negli anni divenne un’attrazione.  Ma in sinergia con le associazioni animaliste il Parco di Cavriglia, vuole essere riqualificato e rilanciato secondo nuove sensibilità nei riguardi sia della natura che degli animali. Solo il “compagno” Bruno rimarrà fedele al Parco aretino.

 

 

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