Buon (non) compleanno Roma

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Roma è in pieno clima elettorale e il toto candidatura è all’ordine del giorno: c’è chi promette di invadere di gatti la città per risolvere il problema dei ratti, chi sostiene con fermezza che per prima cosa si dedicherà al trasporto pubblico e chi, con sorriso sornione, non sembra avere un programma politico preciso, ma è convinto che sia sufficiente una bella faccia e una battuta sempre pronta per acchiappare voti qua e là (ho notato solo io un calo di simpatia? avrà mica cambiato social manager?!).
E mentre nei salotti politici va in scena il teatrino dei “farò” e dei “mi impegno a”, nelle strade, nelle stazioni e nelle piazze va in scena il più totale degrado: Roma è abbandonata a sé stessa, anzi, Roma è nelle mani degli incivili, dei senza regole, dei rom, dei violenti ed i romani, quelli onesti, i lavoratori, i padri di famiglia, i ragazzi per bene, sono esasperati.
Il calvario del romano inizia sin dal mattino: la disperazione colpisce non solo chi un posto di lavoro non ce l’ha (la disoccupazione, si sa, è una piaga comune), ma anche chi, avendolo, quel posto di lavoro deve raggiungerlo in qualche modo.
Macchina? Motorino? Mezzi pubblici?
Analizziamo le possibilità.
Opzione macchina: significa dover uscire di casa con almeno un paio di ore di anticipo, incolonnarsi in una delle tante strade “ad alto scorrimento” che per quanto sono bloccate dovrebbero essere definite invece “ad alto scoramento” e restare imbottigliati nel traffico tra una suonata di clacson e l’altra (perché il romano, si sa, suona il clacson sempre e comunque).
Opzione motorino: significa dover uscire di casa con un congruo anticipo, iniziare lo slalom tra macchine imbottigliate nel traffico che tentano invano, tra un colpo di clacson e l’altro, di trovare vie d’uscita percorribili (vedi sopra) e rischiare la vita su strade dissestate piene di radici che rigonfiano parti d’asfalto, buche trasformate via via in voragini, sampietrini distaccati dal suolo, attraversamenti pedonali ormai non più visibili, e mendicanti e lavavetri che ti sbucano all’improvviso.
Opzione mezzi pubblici: non importa in quale divinità tu creda, se hai deciso di utilizzare i mezzi pubblici, la tua giornata inizia necessariamente o con il segno della croce o con una preghiera rivolta a Buddha o con un pensiero condiviso con Allah. I mezzi pubblici saltano le corse, sono sporchi, il numero di bus e metro è insufficiente a garantire gli spostamenti e così, ogni giorno, inconsapevolmente, ti trasformi in una figurina di Tetris e devi trovare il giusto incastro per evitare di perdere la metro (e non puoi permetterti di perderla, altrimenti farai tardi a lavoro e ne hai già dovute attendere due – troppo piene per poterci entrare – dopo aver constatato che altre due avessero saltato la corsa). Sui mezzi pubblici, poi, devi prestare molta attenzione perché sono pieni, strapieni, di rom. Organizzatissimi, due diverse tipologie (donne ripulite e ben sistemate o gruppi di ragazzini ripuliti e ben sistemati, in entrambi i casi dotati di borse a tracolla o marsupi per mistificarsi meglio come passeggeri), ma con il medesimo impeccabile modus operandi.

Ed i frequentatori abituali dei mezzi probabilmente sanno di cosa sto parlando: puntano i passeggeri più distratti, generalmente turisti pieni di buste con acquisti ed attendono l’arrivo del convoglio rimanendo “indietro” rispetto alla massa che si accinge ad entrare. La folla si accalca all’ingresso delle porte e loro, con abile scaltrezza, proprio quasi quando il suono delle porte segnala la loro imminente chiusura, entrano, con abil mossa sfilano quello che avevano già deciso di rubare e riescono fuori con una agilità e velocità che, in confronto, i campioni di atletica leggera sono dei poveri pivelli.

Ma Roma è la città più bella del mondo, sì.

Ce lo ricordano ogni giorno le tonnellate di rifiuti lasciati accanto ai secchioni dell’immondizia perché l’ineccepibile sistema della nettezza urbana prevede che gli operatori ecologici non possano raccogliere le buste e che il tutto avvenga in modo automatizzato: un braccio meccanico svuota i secchioni sul camioncino e poi se ne va, incurante del fatto che il secchione (non svuotato da almeno due giorni) non sia sufficientemente grande per poter contenere al suo interno tutta l’immondizia che, i cittadini, hanno cercato come hanno potuto, di gettare via.

Ma Roma ha i monumenti, le piazze, le statue più belle d’Italia e forse del mondo. Sì.

E il patrimonio artistico è dell’umanità intera, non può e non deve essere negato. Sarà per questo che orde di turisti si sentono in diritto di scavalcare recinzioni, di consumare pasti ai piedi dei monumenti, di lasciare firme e dediche come segno del proprio passaggio e perché no, in preda all’estasi sportiva, divellere fontane, piazze, statue.
Ma Roma è una città ospitale (da non confondere con “ospedale” perché per la questione ospedali e sanità dovremmo affrontare un capitolo a parte) variegata e un po’ distratta: siamo ospitali perché non ci tiriamo mai indietro, ospitiamo tutti e consentiamo a tutti di fare come meglio credono; siamo variegati perché se le sfumature di grigio erano solo 50, le sfumature di giramenti di palle con conseguente alterazione dell’umore, qui a Roma, superano il migliaio, e siamo distratti perché per lungo tempo sono stati distratti fondi, perché vengono assegnate case senza che ce ne accorgiamo, perché ne vengono occupate abusivamente altre nella totale indifferenza di tutti.
Ma ieri era il compleanno di Roma e per un giorno mi è quasi sembrato che a tutti fossero davvero a cuore le sue sorti.
Roma è in pieno clima elettorale e il toto candidatura è all’ordine del giorno. Ma nessuno di quei nomi che potremo votare potrà cambiare il presente ed il futuro di Roma, o meglio, non potrà farlo da solo.
Roma ha bisogno di ciascuno di noi, Roma ha bisogno dei suoi romani.
Buon (non) compleanno, Roma mia.

Alessia Pellegrino

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