Sara, una di noi. Ecco perchè la legge non basta

scarperosse

Inchiesta. 1740 donne uccise negli ultimi 10 anni, 55 nei primi cinque mesi del 2016. Fotografia di un dramma che in tanti ancora ignorano.

«L’ho uccisa io. Poi sono tornato a lavoro». Dopo otto lunghissime ore di interrogatorio, Vincenzo Paduano, 27 anni, vigilantes, ha confessato di aver seguito, speronato e quindi ucciso la sua ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio, bruciandola viva nella sua macchina. L’orribile omicidio, avvenuto due giorni fa a Roma, ha scosso l’opinione pubblica ed è solo l’ultimo caso di femminicidio che macchia di sangue la cronaca. Poche settimane fa, altro orrore segnava la periferia romana: a Lunghezza, un’altra donna è stata uccisa da colpi di pistola in un bar, dal suo ex marito. Un militante dell’estrema destra che, dopo la mattanza, ha tentato di scappare prendendo un autobus.

Negli ultimi 10 anni le donne uccise sono state 1740: 1251 all’interno della famiglia, 846 per mano di un fidanzato e 224 assassinate da un ex. Nel 2014 sono state 152, quasi tutte in ambito domestico (117). Nel 2015 il numero è sceso a 127, un leggero calo che contrasta però con il dato geografico: se al sud i femminicidi sono diminuiti del 42,7% rispetto all’anno precedente, al nord sono aumentati dell’8,3%, con la Lombardia e il Lazio, le regioni con il maggior numero di casi. Il 2016 è partito nel peggiore dei modi con una escalation di violenza sulle donne. Nei primi cinque mesi del 2016 sono state 55 le donne uccise. Solo in poche ore, tra il 30 gennaio e il 1° febbraio, la cronaca ha registrato ben due femminicidi e un tentato omicidio. In Campania, a Pozzuoli, un uomo ha lanciato alcol e dato fuoco alla compagna incinta di otto mesi. In Sicilia, nel catanese, un ex convivente ha strangolato la compagna: il fermato aveva già ucciso sedici anni fa. E ancora, a Brescia, una moglie è stata accoltellata da un uomo che poi è scappato e si è schiantato in auto contro un tir. E poi, una lunga scia di sangue, fino al tragico epilogo del dramma di Sara.

Secondo i dati ISTAT nel 2015 il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza.

In Italia sarebbero 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali, nel corso della loro vita. Il 31,5 % ha tra i 16 e i 60 anni. Di queste donne, il 12% non ha denunciato, per paura o per mancanza di forza o sostegno da parenti e amici. Il 66,3% dei femminicidi domestici censiti in Italia tra il 2000 e il 2013 (1.122 vittime in valori assoluti), secondo il Rapporto Eures, è direttamente riferibile a una relazione di coppia. Si tratta di mariti e compagni. Più raramente fratelli o figli.

LA LEGGE NON BASTA
La legge contro il Femminicidio esiste ed è stata forse un deterrente visto il calo, seppur minimo, di casi di violenze contro le donne. Ma non basta. Spesso sono le stesse donne a ritirare la denuncia: per paura, ma anche perché in tante sono inclini al perdono. Molte altre però non sono economicamente indipendenti e sostenere il peso di una separazione e di un processo per tante diventa un costo insostenibile. Molte donne poi non vengono adeguatamente sostenute e accompagnate nel percorso di liberazione dal carnefice. I centri antiviolenza sono stati istituiti per combattere il fenomeno. Ma l’utilizzo dei fondi stanziati dal governo per le strutture di protezione delle donne vittime non risulta sempre chiaro. E la distribuzione nel territorio non è equa e sufficientemente omogenea. Eccoli.

grafico(Centri antiviolenza – Fonte grafico: Repubblica.it)

“Quattro donne su dieci che si rivolgono al tribunale per la separazione o per il divorzio sono state vittime di violenze da parte del marito o del compagno”, spiega Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami). “Le violenze più diffuse sono quelle fisiche e psicologiche (mobbing familiare), ma non mancano anche quelle sessuali ed economiche. Molti mariti in particolare utilizzano il potere economico per sottomettere le mogli. Il fenomeno della violenza intrafamiliare, in particolare all’interno di relazioni familiari anche di fatto, costituisce la più grande piaga sociale del Paese”.

SCOSSE è un’associazione di promozione sociale che lavora “per l’educazione libera, laica e plurale che valorizzi le differenze e lotti contro stereotipi e discriminazioni”. In un post pubblicato sulla loro fan page facebook poche ore fa, scrivono: “Nessuno parli di troppo amore, di amore malato o di dramma della gelosia. Questo ennesimo spaventoso femminicidio è figlio della cultura patriarcale del possesso e avviene nel silenzio complice e nell’indifferenza dei passanti”.

 

Fonte facemagazine.it

 

 

 

 

 

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