Starship 9, Starship 9. Musica da film, senza schemi

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Non basta certo essere grandi appassionati di colonne sonore di film e sceneggiati italiani anni ’70 per ricevere l’interessamento di un marchio storico come quello della Cinevox record. Ci vuole anche passione, abilità e moltissima cura nel lavoro che si sta facendo, nei suoni, negli arrangiamenti, nella ricerca della perfezione fin quasi a rischiare di non riuscire a chiudere. Ma per fortuna Ernesto e Fabio hanno chiuso, e sono venuti a raccontarci la loro esperienza.

Eccoci qua in partenza con la nave spaziale nove. Buonasera ragazzi dei Starship 9.
E: “Buonasera, io sono Ernesto Cornetta, sono uno dei due Starship, siamo un duo di musicisti Pop [ride, ndr] cinematici.”
F: “Io sono Fabio Fraschini, l’altro membro di Starship. Sì, siamo un duo Pop [ride, ndr], ed eccoci qua a presentare il nostro lavoro.”

La definizione Pop non mi convince, sarebbe andata bene 40 anni fa forse, perché era la definizione di Progressive. Poi non è che voglio definirvi in qualche modo. È forse una musica da cineteca?
E: “Infatti l’ho detto un po’ provocatoriamente.”
F: “Beh sì ci sono varie cose dentro la nostra musica, è sicuramente un richiamo a quelle che sono le musiche degli anni ’70. Più che al Prog, direi a un certo tipo di musica da film.”

Vero, si sente nell’album un richiamo ad atmosfere di film anni ’70, anche ’60, una finestra notevole sul calore di quegli anni. Ma com’è che due giovani come voi si sono messi a suonare una musica così?
E: “No, ce li portiamo bene gli anni, credo [ride, ndr]. Comunque noi collaboriamo da sempre sia in studio che dal vivo, gestiamo uno studio di registrazione insieme, e quindi a forza di collaborare c’è venuta l’iniziativa di fare questo viaggio su questa astronove [ride, ndr].”

Eh infatti Starship 9, astronove è giusto. Ma com’è che avete scelto questo nome per il gruppo?
E: “Beh Starship 9 ha una genesi casuale, come la maggior parte delle cose più significative. Starship perché volevamo appunto indicare la nostra propensione ai viaggi sonori, non necessariamente Pop o di facile ascolto, ma di facile ascolto come tipo di sonorità e di recupero di temi della tradizione del sound italico delle colonne sonore. Nove perché il nove è un numero che ci piace, ed è un viaggio sonoro ideale verso il cloud nine, che è il settimo cielo in inglese, quindi vuole dare una connotazione anche ironica della cosa. Però suonava bene, ci siamo legati, abbiamo cominciato con questo nome così e quindi abbiamo proseguito su questa linea.”

Ma dite la verità, voi volevate fare il gioco di parole astronove come la famosa gag di Lino Banfi che chiama dal Maracanà “vorrei parlare con Mara Canà”. Questo è il vostro primo album a piena lunghezza, vero?
F: “Gag che noi apprezziamo tantissimo [ride, ndr].”
E: “Sì, perché c’è anche il recupero di brani dell’EP che viene praticamente riproposto integralmente, perché ci sono delle bonus tracks e c’è anche una versione diversa di “Stelvio (quei giorni insieme)” che è una canzone strumentale contenuta nell’album. Però è uscito prima perché c’è un ospite, ed era una versione cantata in italiano. Quindi abbiamo cominciato dove avremmo dovuto finire, in un certo senso [ride, ndr].”

Ci stiamo sentendo “Home again”, con queste voci effettate che è in stile con la vostra musica.
F: “Beh sì, utilizziamo un po’ di effetti, di cose che ci piacciono che vengono dagli altri ascolti, da quelli che sono paralleli al mondo della musica da film: l’Elettronica, qualcosa di Kraut rock, qualcosa che viene dagli anni ’90, quindi Air, Zero seven. Insomma ci sono molte cose dentro, tutto quello che ci piace lo proviamo a sintetizzare in qualche modo.”

C’è un pezzo che mi è piaciuto molto perché quando comincia si sente sotto una conversazione a due sui radiotelescopi: “Andromeda”. Da che film è presa la conversazione?
F: “Da “A come Andromeda”, è uno sceneggiato RAI degli anni ’70 e ci piaceva, avevamo i VHS di questo all’epoca che davano in edicola e li abbiamo visti. In realtà è un po’ una specie di anticipazione di quello che poi è stato “Contact”, la storia è analoga: dei segnali dallo spazio che vengono intercettati e che sono delle istruzioni per costruire una sorta di androide. È quello che succede spesso con le produzioni italiane.”
E: “Ci sono questi segnali che arrivano dallo spazio che sono una sorta di musica delle stelle, infatti lo dicono. E quindi Starship 9, con queste influenze di un certo tipo di letteratura, di suggestioni un po’ retrò ci stava bene, sembrava fatto per noi. Quindi ci siamo ispirati a questo sceneggiato, abbiamo preso dei samples, c’è stata una lunga trafila per capire a chi appartenessero, per chiedere i permessi, però alla fine l’abbiamo fatto [ride, ndr].”

La domanda sembra sottile: vi piacevano certe ambientazioni e siete arrivati a fare colonne sonore per dei possibili sceneggiati di 40 anni fa o l’opposto, cioè vi piacevano quelle colonne sonore e avete continuato su quello stile lì?
F: “Forse tutte e due le cose.”
E: “Gli sceneggiati li abbiamo anche recuperati con il tempo, siamo sempre stati appassionati di quel sound che adesso è anche un po’ sdoganato, come le classiche colonne sonore di culto della produzione italiana che partono da Morricone, Stelvio Cipriani, Riz Ortolani, Piero Piccioni. Le abbiamo sempre ascoltate perché poi abbiamo un’anima un po’ easy listening, perché ci piacciono i temi un po’ più melensi e romantici e quindi abbiamo esplorato questo lato del sound da film italiano.”

Quindi ne avete macinate di colonne sonore di sceneggiati per riuscire a riproporre quelle sonorità, quelle ambientazioni. Non dev’essere stato facile: apparte la passione ci vuole la bravura.
F: “In realtà è stato facile, perché essendo cose che uno ascolta quotidianamente e sulle quali ci si confronta diventa tutto naturale, non c’è stato nessun studio a tavolino rispetto a questa cosa. Qualcuno se ne usciva “ho trovato una colonna sonora” “sentiamo questa cosa” e diventava automaticamente un’influenza. È stato un percorso abbastanza naturale, diciamo.”

Intanto diciamo la signora etichetta discografica che vi ha edito questi album.
F: “Sì la Cinevox record.”

Una casa storica dagli anni ’60, specializzata in colonne sonore. Quindi scopriamo con piacere che non solo esiste ancora, ma che fa uscire nuovi lavori e crede in giovani come voi, che non siete certo usciti dalla tasca di Morricone.
E: “Ci piace pensare che sia andata così, cioè che hanno trovato qualcosa di rispondente o che richiamasse questo tipo di immaginario e di sound, però essere seguiti da un’etichetta che ha questo palma res è stato un traguardo per noi anche a livello editoriale. È stato veramente un onore vedersi lì, tra i dischi d’oro di Morricone e tutte le altre situazioni, insomma, essere entrati anche noi in quel panorama ed essere accomunati alle loro uscite.”

Tanto di cappello. Ma queste canzoni sono state fatte per supposti immaginari film che avevate in testa, oppure avete creato musica che vi piaceva per sceneggiati che conoscevate?
F: “Mah, noi in realtà abbiamo sempre lavorato pensando alla musica, non ci siamo immaginati un eventuale sceneggiato a cui sovrapporle. La nostra finalità era di fare un album di musica, se poi questa musica si presta particolarmente a sonorizzazioni, è venuto da sé, non l’abbiamo preventivato. Abbiamo sempre ragionato, come dire, sul discorso di fare un album, delle canzoni.”

Una cosa piuttosto naturale quindi. Mi vengono in mente i Passangers con “Original soundtracks 1”, canzoni per film per lo più immaginari. Invece qui c’è un passo ancora in più: avete fatto canzoni e poi vi siete accorti che sarebbero state bene su sceneggiati.
E: “Beh, perché l’accompagnamento e le fonti di ispirazione possono anche essere delle immagini e altro, ma se ci piace quel tipo di sonorità poi la riproponiamo e quindi quel mood si può adattare tranquillamente a un film, a una serie o a un sottofondo musicale, anche a dei titoli di coda insomma.”

Andate sul loro Facebook Starship 9 music a dargli il like. Il vostro avatar, che è la copertina del vostro CD, sembra una specie di copertina di libro anni ’60, tipo Urania.
F: “Lo è [ride, ndr]. È esattamente quella.”
E: “Beh sì, abbiamo giocato su questo immaginario sci-fi [ride, ndr]. In ogni scaffale di famiglia italiana che si rispetti c’è un volume Urania, e quindi noi aldilà della linea grafica che ci piaceva ci siamo ispirati perché è una maschera tipicamente italiana, di nostra produzione, che comunque stimola quell’immaginario lì.”

Io sugli scaffali ho molti volumi Urania.
E: “Benissimo, allora potrai aggiungere anche il nostro CD [ride, ndr], che uscirà prestissimo anche a livello di artwork. È uscita solo la versione digitale, ma la settimana prossima sarà anche su CD.”

Quindi come si può fare per avere il vostro album eponimo “Starship 9”?
E: “AL momento bisogna andare sui principali store di musica digitale: Itunes, Amazon, Google play, anche in streaming. Altrimenti aspettate questo bellissimo CD con marchio Cinevox che contiene anche questa artwork ispirata alla serie editoriale Urania, di cui mi sono occupato personalmente e sono abbastanza contento. Non l’aveva mai fatto nessuno, ci piaceva e siamo andati.”

L’altra strada per procurarsi il CD sarebbe venirvi a vedere in concerto, e qui scatta un discorso un po’ particolare. Voi siete in due, però non mi pare che questo disco si possa suonare in due e basta.
F: “No il disco no, in due non è proponibile perché comunque ci sono una serie di ospiti. Però fondamentalmente noi siamo in due, ma abbiamo altri due musicisti che ci danno una mano dal vivo. Salutiamo il batterista Massimiliano Chiapperi che ci segue di più.”
E: “Per il tastierista sono aperte le audizioni per questo ruolo con gli Starship 9, siamo alla ricerca di un buon collaboratore.”

Dal vivo metterete gli autografi sui CD.
E: “Magari uscirà anche su vinile perché ce lo immaginiamo anche in questa veste, però dipende dalla nostra attività live, che inizierà non appena risolveremo perché abbiamo tutto pronto. Col vinile facciamo un passo per volta, ci sono stati dei ritardi, dobbiamo far sedimentare le cose. È utile dargli un secondo ascolto, è musica che anche se non ha dei percorsi sonori non leggibili si merita due o tre ascolti per essere assimilata e apprezzata fino in fondo, perché ci sono delle chicche in qua e là. È concepita per un ascolto adulto, diciamo.”

Qui c’è qualcosa di più profondo, che va scavato e apprezzato in tutti i suoi aspetti.
F: “Beh sì, è sicuramente un lavoro complesso, e appunto c’è voluto così tanto tempo perché come diceva Ernesto si sono sedimentati degli strati sonori, qualche cosa è stato tolto, qualche cosa è stato smontato e rimontato. Insomma è stato un lavoro lungo e a nostro avviso questo processo poi si sente, nell’ascolto si riesce a cogliere.”
E: “Si sente che tutto questo ha avuto una storia, e quindi lo viviamo un po’ così. Poi lo abbiamo ridotto all’osso, però il percorso è stato più lungo anche perché abbiamo uno studio a disposizione e quindi c’è sempre quel dilemma dei pezzi che non vengono mai chiusi [ride, ndr], c’è sempre qualcosa da perfezionare.”

Ora abbiamo in sottofondo “Dedicato a una stella” perché c’è qualcosa da dire, è un incontro particolare.
F: “Col maestro Stelvio Cipriani, sì. Pure qui è avvenuto tutto abbastanza per caso, nel senso che noi avevamo chiamato il pezzo “Stelvio” come riferimento alle atmosfere che ci aveva richiamato, quindi questo titolo provvisorio è diventato poi il titolo del pezzo. Tramite delle amicizie comuni è stato organizzato un incontro, perché il maestro ci teneva a capire chi fossero queste persone che avevano intitolato una canzone con il suo nome [ride, ndr]. E quindi poi tramite la Cinevox abbiamo organizzato questo incontro al Trafalgar studio e ci siamo scambiati gli autografi [ride, ndr].”
E: “Proprio così. Questo è il nostro omaggio a lui, è la nostra versione di uno dei temi di una delle tantissime, innumerevoli colonne sonore che ha firmato il maestro: “Dedicato a una stella”. Stella c’è sempre in Starship. Era del catalogo Cinevox, quindi è una nostra personale versione dedicata al maestro Cipriani che è stato così gentile. È stato veramente un bell’incontro.”

Chi legge i titoli dei pezzi e non lo sa, non si immagina certo cosa ci sia dietro. Invece c’è qualcosa di un po’ più profondo. Il vostro CD avrà delle informazioni aggiuntive per capire questo?
E: “Sì, abbiamo chiuso questo nostro discorso aperto all’inizio con l’EP, quindi magari al prossimo disco faremo una cover di qualche altro autore. Nel libretto del CD ci sono tutte, molto sobrie perché è fatto un po’ in stile libro Urania. Ha poche sommarie informazioni, ma c’è tutto: chi ha suonato cosa, quali sono gli ospiti divisi brano per brano, e anche i testi.”

Possiamo nominare qualcuno di questi ospiti?
E: “Ci sono tre batteristi, due o tre pianisti, due sassofonisti e due cantanti. Li salutiamo tutti, poi li ringrazieremo pubblicamente. Stiamo aspettando l’uscita dei CD e dei credits proprio per omaggiarli perché sono delle collaborazioni preziosissime.”

L’importante è capire che quello che sentite nel CD non sono strumenti sintetizzati: sono reali.
E: “Sono delle ottime interpretazioni, noi abbiamo lasciato spazio al talento degli altri musicisti.”

Vi hanno ripagato veramente bene perché per me è un lavoro per cui bisogna essere veramente soddisfatti.
F: “Sì, noi siamo molto soddisfatti comunque alla fine del lavoro, ci abbiamo lavorato tanto e alla fine è venuto come ce lo immaginavamo, quindi siamo contenti. Come dice Ernesto c’è sempre quel rischio di non chiudere mai, avendo la possibilità di rimetterci le mani sui pezzi, e quindi a un certo punto forse eravamo in un vicolo cieco [ride, ndr]. Fortunatamente ne siamo usciti e adesso riascoltandolo con distacco, con l’approccio da ascoltatore quando non sei più dentro alle cose, riusciamo a goderci di più quello che abbiamo fatto. Senza essere troppo presi dal dettaglio, dal lavoro in prima persona.”

Visto che non sono sonorità semplici e dirette si può essere pignoli a dismisura, ma basta sapersi dare un limite. Avete fatto un prodotto che si differenzia dagli altri, vi toccherà fare il prossimo CD con colonne sonore di film di fantascienza.
E: “Mah, perché no [ride, ndr]?”

Ma a questo punto è l’ora dei saluti, ringrazio gli Starship 9 per aver partecipato col loro CD eponimo.
F: “Grazie a te dell’ospitalità.”
E: “Grazie mille. Saluti, buona serata a tutti.”

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