Tiziana Bacchetta, Tracce di memoria. Jazz blues a piene mani

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Ci sono certi generi musicali che si prestano alla reinterpretazione dei classici piuttosto che alla pura creazione, ecco perché un CD di Jazz che contenga perlopiù canzoni scritte di proprio pugno è difficile da trovare. Ma per fortuna c’è chi riesce ancora oggi ad avere la forza e il coraggio di intraprendere questi percorsi con idee proprie e a concretizzarle, sia pure con anni di lavoro. Tiziana Bacchetta guida un gruppo che è riuscito in tale impresa.

Ma che Jazz blues stasera ragazzi. Buonasera, ho qui Tiziana Bacchetta e parte del suo complesso. Tiziana la riconosciamo, ma voialtri presentatevi con i vostri nomi.
T: “Ciao a tutti.”
C: “Ciao a tutti. Io sono Carlo Bordini, sono il batterista di questo gruppo con Tiziana, e alla mia sinistra…”
R: “,,,Raffaele, Raffaele Cervasio, buonasera a tutti. Sono l’autore dei sei inediti in italiano di questo album e suono le chitarre in qualche pezzo.”

Attenzione, perché quanti gruppi ci sono che fanno Jazz in questo modo? Tanti, fanno album di cover, di standard. Però loro hanno fatto uscire un CD “Tracce di memoria” fatto da otto tracce di cui solamente due sono cover.
T: “Sì infatti, l’idea di questo progetto devo dire c’è sempre stata, perché Raffaele, produttore infinito di brani stupendi, è uno scrittore e poeta che io conosco bene. Sono venuti fuori questi brani che ho scelto con il cuore, non con la testa, così come con il cuore sono state scelte le due cover, che non sembra ma da un punto di vista dei contenuti, del messaggio emozionale, sicuramente sono collegatissime agli inediti. Una “A song for you” è del grandissimo Leon Russel, l’altra “Almost blue” è del grandissimo Elvis Costello.”

Quindi queste due cover sono collegate a tutte le altre del disco.
T: “Assolutamente sì, c’è comunque una coerenza primariamente di contenuti, oltre al fatto che ovviamente la scelta primaria non è razionale ma viene dal cuore. Tutto parte da là, a mio parere, la musica non generale parte da lì [ride, ndr], e quindi anche questa scelta è stata in parte voluta in parte è venuta da sé.”

Se non fosse il Jazz che viene dal cuore, cos’altro? Nel vostro album ci sono diverse contaminazioni, ma se volessi scrivere gli stili trattati in questo lavoro, cosa dovrei scrivere?
T: “Mah, diciamo che nell’album sicuramente c’è un forte sapore di Jazz, ma c’è anche tanto Blues inteso come la musica dell’anima, sicuramente non solo come stile musicale, e c’è anche molto Soul. Non saprei come è venuta fuori questa magia, io non sono in grado di definirlo. Forse qualcuno al di fuori, forse i miei compagni.”
C: “Sicuramente bisogna dire che a seconda dei musicisti che prendono parte a una seduta di registrazione viene fuori chiaramente qualcosa di diverso. Questo è l’ultimo disco di Pino Sallusti e lo abbiamo voluto dedicare a lui. Con il fatto che ho collaborato con lui per 35 anni, chiaramente questa intesa viene fuori in questo disco in maniera inequivocabile, anche perché ci sono delle scelte precise. Per esempio, di questi sei brani che io ho suonato, perché in quegli altri due la batteria non c’è, apparte “Nel profondo” sono tutti brani suonati con le spazzole, e questo magari se non c’è proprio un ascolto attento non si evince facilmente. Questa già è una scelta precisa, la scelta di dare un sapore, un colore, un suono che è volutamente morbido e poco aggressivo, perché secondo me le bacchette sono un po’ troppo aggressive per questo genere di musica. Anche se la scelta delle spazzole non vuol dire rinunciare a certi fraseggi o a certe idee ritmiche, va tutto nell’ottica di una morbidezza che dà poi un colore particolare a tutto quanto il disco, insomma. Una scelta stilistica proprio, dall’inizio alla fine.”

Vi ricordiamo per Carlo Bordini solo due nomi: Cherry five e Goblin. Ringrazio Vannuccio e Antonino che mi hanno portato questi ragazzi all’attenzione. Salutiamo e nominiamo gli altri che hanno suonato con voi in questo disco.
T: “Grazie Vannuccio e Antonino anche da parte nostra, di tutti. Partiamo da Arturo Valiante, piano e arrangiamenti, Raffaele Cervasio chitarra e autore di tutti e sei gli inediti in italiano, testi e musica, Giacono Tantilio tromba, Carlo Bordini batteria e arrangiamenti, il compianto Pino Sallusti al basso, a cui ho voluto dedicare il disco. Mario Donatone ha cantato con me in “Vita in blues”, brano che ha anche suonato e arrangiato, inoltre sono suoi anche gli arrangiamenti di “A song for you” che è stato fatto con lui e Giovanna Bosco, Anna Pantuso, Raffaele Cervasio e me. Grandissimo coro, grandissimi arrangiamenti vocali, li ringrazio e li saluto con grandissima gratitudine. Così come tutti i musicisti che hanno partecipato, con cui ho avuto l’onore, veramente un grande onore che la vita mi ha dato di incontrarli. Io già li conoscevo, ma comunque c’è stata proprio una magia aldilà della musica, una magia umana, un incontro di anime, di culture, sintonie, che è stato veramente per me un grande dono. Grazie a tutti.”

Si vede dalle foto nel vostro libretto del CD. Su “Lontano” c’è un bell’assolo di tromba con sordina.
C: “Grande Giacono Tantilio. Ad esempio questo pezzo “Lontano” che abbiamo arrangiato principalmente io e Pino mi fa pensare a un concetto artistico che era molto caro a Michelangelo Buonarroti: lui aveva espresso chiaramente questo concetto del togliere, che più si va avanti, più si interiorizza l’arte e più si va a togliere, ad asciugare, ad arrivare all’essenziale. Lui diceva che dentro al pezzo di roccia c’era già una statua e lui doveva solo tirarla fuori, quindi toglieva del materiale. Noi su questo pezzo abbiamo fatto un po’ questa operazione, di creare un suono rarefatto, proprio minimalista, essenziale, proprio scarnificato all’osso affinché si creasse quest’atmosfera magica, sospesa, notturna. Si sente, siamo riusciti nell’intento, sì.”
R: “Sì, molto rarefatta. Questo pezzo è stato scritto circa 30 anni fa, ed è rimasto lì in embrione, un foglietto, due accordi in un cassettino, fino all’incontro con Carlo e Pino. Ci volevano le persone giuste. L’autore costruisce dei bozzetti, le cose che ho fatto io sono sempre state fatte voce e chitarra, poi è nell’incontro con questi musicisti di esperienza e di talento che assumono una connotazione di estrazione dalla roccia del profilo, del disegno. Così si sono formate, in questa sorta di tornio al rallentatore si sono manifestate, alla fine sono qualcosa che chi ascolta il disco trova interessanti, piacevoli, di contenuto. Io credo molto nella parola, ovviamente penso che si sia capita questa cosa [ride, ndr].”

È un piacere ospitare qui persone che abbiano fatto un album con delle sonorità proprie. Ma per chi volesse il CD c’è la G.T. music distribution, potete andare sul loro sito. Andate a dare il like a Tiziana Bacchetta su Facebook, anche lì ci sono le istruzioni per prendere il CD. Ma ci sarà un’occasione anche per avere questo CD autografato da loro.
T: “Sì, il 29 settembre ci sarà la presentazione ufficiale al Riverside di Roma, zona Monte Sacro. Ringrazio Domenico e Federico che sono coloro che ci ospiteranno.”

Segnatevi questa data perché sarà un concerto interessante di una band che ha fatto musica propria e siamo ancora più contenti di poterli ospitare qui. Prendete il CD e fatevelo autografare, gli artisti che piacciono vanno sostenuti, è un riconoscimento verso la loro arte. Questo CD “Tracce di memoria” ha un nome con qualcosa dietro.
R: “C’è stata una ricerca di qualche brano in particolare che potesse rappresentare l’album, una sorta di brain storming emotivo che abbiamo fatto con Tiziana. Sembrava che appunto “Tracce di memoria” fosse il brano che poteva rappresentare di più tutto il lavoro fatto, perché la memoria è importante, la memoria è la nostra presenza, il senso di ciò che siamo. Se tu hai avuto modo di focalizzare un poco sul testo del brano “Tracce di memoria”: “su di noi su di noi su di noi gravano secoli di storia, su di noi su di noi su di noi poche tracce di memoria”. Ci sono delle citazioni di “Parlami d’amore Mariù” tra le righe: “c’eravamo tanto amati per un anno forse più”, e c’è altro. In quella canzone c’è un rapporto che va aldilà del quotidiano, un rapporto cosmico, un rapporto che si perpetua e perdura, immaginificamente, vita dopo vita. Cosa più di ciò poteva rappresentare, dare un senso alla profondità del rapporto, delle relazioni e delle lezioni vissute?”

E quindi giustamente invece di chiamarlo “Domani” o “Lontano” questo album è “Tracce di memoria”.
R: “Sicuramente è un titolo più evocativo, amplia un poco lo spettro delle possibilità. “Domani” è domani, “Lontano” è un punto lontano, “Tracce di memoria” apre a più possibilità, come se fossero tremila istanti che si possono raffigurare.”
C: “Anche su questo brano, voglio dire, io credo nella misticità delle cose e degli incontri, che non ci sia mai niente di casuale. Questo pezzo “Tracce di memoria” che da il titolo all’album ha una struttura irregolare, molto irregolare. Chi non è addetto ai lavori difficilmente lo evince, ma il fatto di avere una struttura irregolare è una cosa molto interessante. Potrei fare una citazione musicale: ne “La sagra della primavera” di Stravinskij, se avessi una macchina del tempo mi piacerebbe stare alla prima prova, quando i professori d’orchestra trovarono quelle parti sul leggio, le presero, le buttarono per terra, le calpestarono e dissero “noi questa roba non la suoneremo mai” perché per l’epoca, nel 1913, era una cosa impensabile. Per esempio, c’era il fagotto al limite dell’estensione, che sembrava un clarinetto invece era un fagotto. È quella che oggi è considerata una fondamentale pagina della storia della musica. Non voglio fare raffronti di nessun tipo, però voglio dire che come quella composizione aveva una struttura così atipica, anche questo brano “Tracce di memoria” ha una struttura molto, molto irregolare, e c’è costata anche una certa fatica arrangiarlo e metterlo insieme, questa irregolarità ha il suo perché e ha il suo interesse, quindi va ascoltata con questo tipo di orecchio curioso. La memoria è instabile: ricorda e non ricorda, quindi una struttura instabile rende l’idea.”

Abbiamo intuito che questo disco è frutto di anni di idee e di lavoro.
R: “Dici bene, io penso che siano stati fatti un anno e mezzo, 2 anni di prove, costanti e impegnative, dove ognuno ha messo il suo. In effetti quello che voleva dire Carlo prima era che lui, Pino e Arturo mi hanno maledetto per la struttura di quel pezzo [ride, ndr], perché per far quadrare il cerchio si sono dovuti impegnare in una maniera veramente fuori dal comune. Scherzo, ma alla fine le cose irregolari, imperfette sono le cose più belle.”

Mi stavi raccontando che il testo di “Una vita in blues” l’hai scritto qualche anno prima.
R: “Qualche annetto fa. Eravamo a una serata, c’era questo bluesman, cantante, pianista: Mario Donatone.”
T: “Nostro grande amico nonché nostro maestro di coro, ho fatto tantissime cose con lui, lo salutiamo.”
R: “Io ho preso questo tovagliolino dal tavolo e ho scritto rapidamente qualche cosa che mi evocava quella situazione, e dopo anni la canzone è ritornata a noi come un boomerang [ride, ndr].”
T: “Che fosse così Blues l’ho voluto io.”

Vi ricordo “Tracce di memoria” da G.T. music distribution. Di recente avete inaugurato anche il sito?
T: “Sì, più che altro la pagina Facebook, perché il sito già c’era: è stato ristrutturato.”
R: “È www.tizianabacchetta.it. Più semplice di così.”
T: “Sulle pagine del sito ci sono disponibili tutti i testi dell’album, ovviamente gli originali, i nostri inediti.”

Ma com’è che avete avuto questo coraggio di fare un album di pezzi originali, ci avete messo del tempo.
T: “È giustissimo quello che stai dicendo: il mio lavoro è iniziato 6-7 anni fa, diciamo la verità [ride, ndr]. Ho cominciato il lavoro su questi testi, partendo dal pezzo di carta col testo, poi l’armonia, le partiture eccetera. Soprattutto in quella fase grandissimo aiuto me l’ha dato Arturo, grazie Arturo. Gli ultimi 2 anni sono quelli in cui si è fatto il lavoro conclusivo degli arrangiamenti, registrazione, costruzione dell’album.”
R: “Insomma, le canzoni non si trovano sotto un sasseto [ride, ndr].”

Io non so in questi anni se sia più o meno facile confrontarsi con il pubblico per una band di Jazz come voi. Che riscontri si hanno nella capitale?
C: “Sì, questo è un problema serio da un po’ di anni ormai, però sai, quello che noi siamo riusciti a fare ci ha dato tanto, perché siamo contenti di quello che abbiamo fatto, siamo artisticamente soddisfatti. Non dico che abbiamo fatto chissà che, però abbiamo fatto un lavoro che ci entusiasma, e quindi tutto quello che viene è in più. Speriamo ovviamente di suonare, perché ci piace suonare ed esibirci dal vivo: è molto divertente e ci da ancora più entusiasmo per andare avanti. Però ripeto: il lavoro che abbiamo fato ci soddisfa e tutto quello che viene è in più. Se ci saranno dei concerti ben vengano, sappiamo tutti che oggi in Italia, ma pure in Europa, suonare è sempre più difficile. Purtroppo quando c’è la crisi i primi soldi che vengono meno sono quelli per la cultura, non è un luogo comune ma è una triste verità che sappiamo molto bene da anni. La prima cosa che si taglia sono i soldi per la cultura.”

Io volevo riascoltare “Una vita in blues”. Ma con tutte le migliaia di cover che potevate fare, com’è che avete scelto queste qui che stiamo sentendo?
T: “Mah, la scelta delle due cover, che ho fatto io, è stata molto emotiva, come detto prima. Ma anche dal punto di vista della coerenza sono i brani che potevano essere i più in sintonia con gli inediti, soprattutto dal per i testi. Oltre al fatto che comunque le due cover sono due pezzi meravigliosi, che io avevo proprio nel cuore [ride, ndr], e quindi da lì è partito tutto.”

Tiziana e Mario fanno questo duetto “Una vita in blues”. Ma visto che “siamo nati da un gesto blues”, siamo sicuri che fare l’amore sia blues?
R: “Proprio sì [ride, ndr], più blues di quello?”
T: “Grazie Mario, ho avuto un grande onore a cantare assieme a lui, veramente grazie.”

Ma purtroppo siamo ai saluti. Vi ringrazio molto per questa partecipazione e vi saluto.
R: “Grazie a te. Buonasera.”
C: “Grazie, ciao a tutti.”
T: “Grazie veramente, anche da parte di tutti gli altri che non ci sono. Ciao a tutti.”

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