Tolleranza e verità su una bilancia ideale. Quando ci sarà equilibrio?

Assisi, Giotto: San Francesco e il presepe di Greccio, particolare
Assisi, Giotto: San Francesco e il presepe di Greccio, particolare

Prendo spunto dalla trasmissione televisiva UNO MATTINA andata in onda il 4 gennaio, all’inizio di questo nuovo  2016, che aveva per argomento le tradizioni culturali e simboliche legate all’epifania che di li a poco si sarebbe celebrata in tutto il mondo.
In collegamento era presente il professor Marino Niola, antropologo culturale al quale era stato chiesto inizialmente che cosa rappresentassero i Re Magi.
L’Oriente che si congiunge all’Occidente – risponde – e l’universalità del messaggio evangelico che raggiunge tutti. Sono i testimoni della Luce, la manifestazione (appunto epifania) della natura umana e divina della divinità. E fin qui, è rispettato il canone cristiano-cattolico e non ci piove. Ma alla nuova domanda del conduttore che chiedeva, (se è vero che il presepe è manifestazione di differenza e di coesione  – e aggiungo io di tolleranza culturale e religiosa), se erano presenti in quella occasione neocristiani, ebrei e musulmani, la risposta è stata: certo.

A dire il vero sentire un antropologo culturale che risponde così mi fa sentire un po’ preso in giro. 2000 anni fa a Betlemme ebrei mussulmani e cristiani insieme? Perché si “confondono” le idee in questo modo? Nel presepe tutte le genti sono radunate dalla “buona novella” perché il messaggio è per tutti, continua l’antropologo. Il presepe, ha affermato ancora, è un bene culturale.

Dunque è giusto dire che il presepe “ospita” tutti come simbologia culturale universale?
Al di la’ delle implicazioni politiche o di “propaganda cristiano-politica” si può’ tollerare il fatto che si dica in una televisione di stato che nella rievocazione della nascita di Joshua Ben Joseph (Gesù) ci fossero “NEOcristiani”, ebrei e mussulmani?
Gesù non ha mai fondato una nuova religione, ma fu un riformatore all’interno del giudaismo.
Saulo di Tarso (che conosciamo come San Paolo) ha riveduto il giudaismo cominciando la “rivoluzione” culturale cosiddetta cristiana sancita poi con il “Credo” del 325 nel Concilio di Nicea e dai successivi dogmi e disposizioni conciliati.
Quindi intorno al presepe non c’erano neocristiani perché non potevano esistere. Ne tanto meno i mussulmani, dato che Maometto nacque circa nel 570 dopo la nascita di Cristo e l’Islam non c’era ancora. C’erano in quel tempo ebrei, e magari anche dei pagani provenienti da altre regioni e dall’Impero romano se proprio vogliamo essere precisi. Senza dare al simbolismo troppi significati che non ci stanno. Bisogna sempre riuscire a dire la verità per quanto possibile. Questa è la via della tolleranza in tutti i campi dalla realtà multi-religiosa ed etnica a quella delle differenze politico-sociali a mio giudizio.

Errare è umano e a noi questo capita continuamente. Perciò perdoniamoci gli uni gli altri le nostre follie. Questo è il primo principio del diritto naturale” diceva Voltaire che aveva definito la tolleranza come “necessaria conseguenza della comprensione della nostra imperfezione umana”.
Per essere tolleranti bisogna essere onesti intellettualmente e renderci conto che qualche volta si sbaglia e non seguire le “mode” del momento in cui per il rispetto di tutti si accomunano tutti anche in ambiti in cui non possono entrare tutti. Sembra quasi una follia del momento quella di voler a tutti i costi inserire ambiti culturali eterogenei in contesti che sono congrui solo a qualche fazione politica o religiosa che sia. La tolleranza, la sola che mi convince veramente, è quella intellettuale a priori.

Solo in una discussione razionale alla pari, tra intelletti formati di qualsiasi teoria in ambito religioso o politico, porta a qualcosa di buono o di vero. Tolleranza e ricerca della verità devono andare a braccetto  e trovare equilibrio su una bilancia ideale. La discussione tra le nazioni, tra le fedi, tra gli uomini dovrebbe essere sul piano razionale come in una sana competizione: la teoria che sembra avvicinarsi di piú al rispetto e alla coerenza intellettuale di ciascun partecipante nel corso di una discussione critica o costruttiva è quella migliore; e la teoria migliore rimpiazza la teoria piú debole. Il premio in palio è quello della verità che si deve dire o trovare sempre nelle soluzioni politiche, nel dialogo inter-religioso e anche in una trasmissione televisiva.
E’ per questo che la tolleranza e la verità devono sempre essere in equilibrio.

Daniele Massimi

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Fonte: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2016-01-04&ch=1&v=610749&vd=2016-01-04&vc=1#day=2016-01-04&ch=1&v=610749&vd=2016-01-04&vc=1

UnoMattina del 4 gennaio 2016 – minuto 1.05:23

 

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