Vallanzaska, Orso Giallo. Andiamo assieme a smacchiare l’orso

vallanzaska_orso_giallo

Decimo album per gli Ska-punkettoni senza peli sulla lingua.

I Vallanzaska hanno festeggiato l’anno scorso i 25 anni della loro carriera, un bel traguardo per la band che suona Ska in chiave Rock punk ormai più famosa d’Italia. Questo ultimo loro album “Orso giallo”, uscito il 29 settembre 2017 per la Maninalto records, era stato preceduto a giugno dal singolo “Quando è Gatta” e poi da un tour estivo, dove assieme ai loro classici sono stati presentati anche nuovi brani in anteprima.

In poche parole, com’è questo “Orso Giallo”? È sicuramente un po’ diverso dagli altri, c’è più commistione di generi, più varietà. Ci racconta lo stesso Davide Romagnoni in arte La Dava, cantante del gruppo (e anche regista di video e disegnatore della copertina), che dopo tutti questi anni di fedeltà al genere il gruppo ha voluto anche provare qualcosa di diverso, usando un genere che più si confaceva a certe canzoni che avevano in mente, proponendosi l’un l’altro riff e giri e anche scambiandosi gli strumenti.

Certo l’ironia non manca, di doppi sensi e di critica sociale ce n’è a profusione, come nel loro classico stile, a cominciare da “Quando è Gatta” o dall’altro singolo che apre l’album, “Assessore”, pieno di satira ficcante, pungente ma raccontata con un tono scanzonato e divertito, che è il marchio di fabbrica dei Vallanzaska.
Volete una canzone spensierata e super.Ska? Eccovi la seconda “Balla” oppure “Io Non c’Entro” o “Non Pogo Più” o anche “Sei qui”, allegre, ballabili e cantabili.

I toni cambiano invece in pezzi come “Dubai” dove accanto alla chitarra in levare c’è una voce lenta ed effettata, dark, che canta in inglese, oppure in “Easy” dove è esplorato un tema attualissimo ma da un punto di vista decisamente non convenzionale: “sensazione straordinaria di sentirsi un po’ per aria”.

Fa pensare anche “Soia”, dove il problema di una macchia al momento sbagliato viene visto nella prospettiva più drammatica.
Ma dove veramente si capiscono le parole della Dava, di voler dare il giusto stile musicale adeguandolo al senso della canzone, è nell’ultima traccia “Donald Trump”, per cui Davide ammette che non si poteva non dire qualcosa a proposito. Allegra ma apocalittica, un termine gradito al cantante dei Vallanza, che inesorabilmente costringe anche l’ascoltatore più attento a riascoltarsela dopo averla terminata, per coglierne tutte le sfumature, quando la chiave di lettura più ironica si trasforma e diventa, appunto, apocalittica.

Non è solo merito dell’erba gatta, come dicono loro “legale o illegale fa il mondo meno brutto”, ma se riusciamo a tirare fuori un sorriso da argomenti per cui non ci verrebbe certo da stare allegri, bisogna proprio rendere merito a La Dava e compagni: Lucio Contini “Lucius” alla chitarra, Christian Perrotta “Skandi” alle tastiere, Luca Specchio “Spekkio” al sassofono, Francesco Piras “Pirata” alla tromba, Andrea Vagnoni “Vanny” al basso e Davide Bini alla batteria.

Sapete una cosa? Finché ci sono loro a produrre questo genere di pezzi qui, ci possiamo consolare pure dello scioglimento degli Elii.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>